Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

Legittima la compensazione solo in caso di motivazione

La complessità della vicenda esaminata non è condizione sufficiente per determinare la compensazione delle spese di lite. Questo il principio ribadito dalla Suprema Corte di Cassazione in una recente ordinanza.

La questione giunta al vaglio della Suprema Corte aveva ad oggetto due avvisi d’accertamento impugnati prima innanzi alla Commissione Tributaria provinciale e successivamente, in grado d’appello, innanzi alla Commissione Tributaria Regionale.

Nonostante il ricorso proposto fosse stato integralmente accolto anche in grado d’appello, i giudici del gravame, avevano ritenuto applicabile il regime di compensazione delle spese di lite tra le parti.

Avverso tale pronuncia i cittadini ricorrenti in Commissione Tributaria proponevano ricorso innanzi alla suprema Corte di Cassazione, lamentando la violazione delle norme Tributarie in tema di condanna al pagamento delle spese di lite;

I ricorrenti ritenevano errata la decisione assunta dai giudici di merito nella parte in cui, nonostante la totale soccombenza del Fisco in giudizio, venivano compensate le spesi di lite.

A fondamento della decisione dei giudici di merito vi sarebbe l’assunto che, nel caso in esame, doveva applicarsi il regime speciale di compensazione, stante la complessità della situazione quindi l’esito incerto e non prevedibile della decisione.

Di tutt’altro avviso è l’ormai consolidata giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione che ha infatti accolto il ricorso dei due contribuenti, rinviando la questione al giudice d’Appello per la riforma della sentenza in tema di spese di lite.

Infatti, in tema di spese, l’art. 15 del d.lgs n. 546/1992, come riformato nel 2015, ammette la compensazione delle spese esclusivamente in caso di soccombenza reciproca, oppure ove ricorrano “gravi ed eccezionali ragioni esplicitamente indicate nella motivazione”.

Pertanto, il regime di compensazione delle spese è mera eccezione alla regola, applicabile esclusivamente in caso di reciproca soccombenza, e pertanto legittima solo se concorrono gravi ed eccezionali ragioni, non espresse in formula generica ma esplicitate nel dettaglio in parte motiva.

Sul punto si richiama anche l’ordinanza n. 4696 della Suprema corte di Cassazione Sez. VI – 2 Civ., del 18 febbraio 2019, (e il commento del 08/03/2019) che ricostruisce in modo chiaro e puntuale il dispositivo dell’art 92 cpc, senz’altro applicabile anche in ambito tributario.

La citata ordinanza Infatti, nel ricostruire tutti i passaggi che hanno condotto alla formulazione odierna della norma, ha definitivamente chiarito che “ai sensi dell’art. 92 c.p.c., alla luce delle modifiche apportate dal d.l. n. 132/2014 e della sentenza n. 77/2018 della Corte Costituzionale, la compensazione delle spese di lite può essere disposta (oltre che nel caso della soccombenza reciproca), soltanto nelle ipotesi di assoluta novità della questione trattata, di mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti o nelle ipotesi di sopravvenienze relative a questioni dirimenti e in quelle di assoluta incertezza, che presentino la stessa o maggiore gravità ed eccezionalità delle ipotesi tipiche espressamente previste dall’art. 92, comma 2, c.p.c.”.

Cass., Ord., 24 febbraio 2020, n 4764

Andrea Romaldo – a.romaldo@lascalaw.com

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