Diritto dell'Esecuzione Forzata

L’efficacia del decreto di trasferimento in caso di immobile abusivo

Cass., Sezione III, 11 ottobre 2013, n. 23140 (leggi la sentenza per esteso)

Il caso in esame riguarda il ricorso in Cassazione promosso da due esecutati in una procedura di espropriazione immobiliare.

Tali esecutati eccepivano la nullità del decreto di trasferimento, poiché in sede di vendita, l’immobile originariamente unico, era stato diviso in  due lotti per una migliore liquidazione, nonostante l’assenza della concessione edilizia.

Nello specifico, gli esecutati lamentavano in giudizio che tale elemento fattuale provocava un’ipotesi di nullità insanabile come previsto dall’art. 17 del Testo Unico sull’edilizia (DPR 380/2001) che imponeva il ricorso ad un’autonoma azione di nullità, invece che il ricorso all’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c.

La Suprema Corte investita della decisione ha rigettato il ricorso dei ricorrenti, chiarendo quanto segue.

Dal combinato disposto dell’art. 40, Legge n. 28.2.1985 n. 47 riguardante le ipotesi di nullità nel caso in cui non sia presentata istanza di sanatoria per un immobile abusivo trasferito per atto tra vivi e dall’art. 46 della medesima legge dal quale si legge che la facoltà di sanatoria non è concessa all’acquirente di un immobile in via automatica, ma è subordinata all’esistenza di determinate condizioni, risulta che anche l’immobile abusivo non sanabile può costituire oggetto di vendita forzata a condizione che tale “difetto” sia dichiarato nell’avviso di vendita.

Ne consegue quindi che la tutela del debitore esecutato è limitata solo alla fase di formazione dei lotti di vendita, superata la quale nessun rilievo egli può muovere sotto tale aspetto al decreto di trasferimento “nè in sede endoprocedimentale – come invece ammesso per vizi propri del decreto di trasferimento- nè in sede extraprocedimentale mediante azione di nullità (sugli stretti limiti di sindacabilità del provvedimento con il quale il G.E. decida quali lotti mettere in vendita), così che, disposto, in ipotesi, un frazionamento illecito sotto il profilo urbanistico, il debitore esecutato non avrebbe comunque os ad eloquendum rispetto a tale vicenda”.

3 ottobre 2014

(Valentina Giffoni – v.giffoni@lascalaw.com)

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