Crisi e procedure concorsuali

L’eccezione di prescrizione del credito nel procedimento di verifica crediti

Trib. Napoli, 11 aprile 2011, Sez.Fall.

Massima: “La somma richiesta, quale indennizzo risarcitorio per abusiva occupazione di suolo demaniale marittimo, non è ammessa allo stato passivo del fallimento in quanto il relativo diritto è estinto per decorso del termine quinquennale di prescrizione. Secondo la disciplina del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, applicabile nella sua interezza, l’eccezione di prescrizione può essere rilevata d’ufficio dal G.D. sia in sede di verifica tempestiva dello stato passivo ex art. 95 l. fall., che in sede di verifica determinata da domanda di insinuazione tardiva allo stato passivo ex art. 101, R.D. 16 marzo 1942, n. 267 (legge fallimentare). L’eccezione di prescrizione rilevata nella fase amministrativa dell’accertamento non necessita di essere reiterata, mediante formale costituzione del curatore, nella successiva fase contenziosa, in quanto è già acquisita al procedimento. L’interruzione della prescrizione può conseguire soltanto alla presentazione della domanda di ammissione al passivo, essendo inidoneo l’atto di costituzione in mora stragiudiziale.”

Si segnala ai lettori di Iusletter una recente sentenza con la quale il Tribunale di Napoli, Sez. Fallimentare, 11 aprile 2011, relativamente ad un fallimento dichiarato nell’anno 2002 e, quindi, nella vigenza della normativa portata dal R.D. n. 267/1942, ha affrontato la tematica inerente alla rilevabilità d’ufficio da parte del Giudice Delegato dell’eccezione di prescrizione del credito.

I Giudici di Napoli, quindi, contrariamente a quanto avviene nei giudizi a cognizione piena nei quali tale eccezione è riservata alle parti, riconoscono in capo al G.D. il potere di escludere dallo stato passivo un credito stante l’intervenuta prescrizione dello stesso.

Il fondamento della pronuncia in esame è da individuare nella natura inquisitoria e sommaria del procedimento di verifica, tempestiva o tardiva, dei crediti così come delineata dalla normativa di cui al  R.D. n. 267/1942.

Il giudice delegato, infatti, soprattutto nella fase “amministrativa” della verifica dei crediti gode di ampi poteri istruttori e cognitori che non competono normalmente al giudice nel processo ordinario e che consentono di qualificare la fase della verifica dei crediti come inquisitoria.

Tale circostanza è confermata dalla prevalente dottrina e giurisprudenza che concordano nel ritenere ricompreso in questi ampi poteri del G.D. anche il rilievo d’ufficio di fatti estintivi del credito azionato quale appunto la prescrizione.

L’attività inquisitoria del Giudice Delegato corrisponde ad una specifica volontà del legislatore del 42, che giustifica l’ampiezza dei poteri cognitori proprio sul presupposto della sommarietà del procedimento che, in buona sostanza, si svolge in assenza di un pieno contraddittorio.

Naturalmente tra i presupposti alla base della natura inquisitoria rileva, altresì, la natura pubblicistica degli interessi sottesi alla procedura.

Tale natura pubblicistica consente, appunto, di derogare alla normale disciplina in tema di prescrizione volta a tutelare gli interessi privati delle parti coinvolte.

Naturalmente il potere inquisitorio riconosciuto in capo al G.D. viene ad essere temperato nella nuova normativa fallimentare introdotta dal D.lgs. n. 5/2006 e dal D.lgs. n. 167/2007, improntata ad una cognizione piena, seppur connotata ancora da una residuale natura inquisitoria portata dall’interesse pubblicistico della tutela della par condicio creditorum.

Ad avviso della prevalente dottrina, però, la nuova normativa esclude la rilevabilità d’ufficio dell’eccezione di prescrizione in capo al G.D., che, evidentemente, è rimessa al rilievo del curatore e delle parti.

Il Tribunale di Napoli con la sentenza in commento afferma, altresì, sempre per i procedimenti ante riforma, che l’eccezione di prescrizione rilevata nella fase “amministrativa” dell’accertamento ex art. 101 l.f., non necessità di essere reiterata nella successiva fase contenziosa, con la formale costituzione del curatore, poiché detta eccezione può ritenersi pacificamente acquisita al procedimento.

Ad avviso dei Giudici di Napoli il procedimento di cui sopra può tranquillamente essere comparato al giudizio di opposizione allo stato passivo in merito al quale “Non occorre che il curatore del fallimento si costituisca formalmente nel giudizio di opposizione allo stato passivo per confermare la precedente contestazione già accolta (es. la prescrizione presuntiva)”.

Su tale ultimo punto, però, la giurisprudenza non è sempre concorde.

(Laura Martone – l.martone@lascalaw.com)

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