Contratti

Leasing traslativo e leasing di godimento: il punto del Tribunale di Isernia

Trib. Isernia, 20 novembre 2015, n. 978

Il Tribunale di Isernia si è occupato di leasing, pronunciandosi a favore del superamento della tradizionale dicotomia tra leasing traslativo e di godimento.

Il provvedimento germina dall’opposizione a decreto ingiuntivo promossa dall’utilizzatore inadempiente il quale, ravvisando un’ipotesi di leasing traslativo, ha chiesto la restituzione dei canoni corrisposti alla Concedente, in virtù dell’applicazione analogica dell’art. 1526 c.c.

Tuttavia, il Tribunale adito, consapevole del revirement giurisprudenziale in punto di [im]possibilità di distinguere due fattispecie di leasing, ha concluso per il rigetto delle domande attoree.

In particolare, spiega il Magistrato, “tale orientamento è mutato con la sentenza n. 4862/2010 in seguito all’entrata in vigore del d.lgs n. 5del 2006 che riformando la disciplina del fallimento all’art. 72 quater (..) ha dettato una identica disciplina della locazione finanziaria”.

Infatti, “il legislatore dimostra di aver abbandonato la tradizionale distinzione tra le due figure di leasing traslativo e leasing di godimento riconducendo a unità tale tipo di contratto, costruendo il contratto di leasing come figura di contratto di durata che ha come unica causa il finanziamento”.

Richiamando anche la giurisprudenza delle corti di merito, ed in particolare quella del foro bolognese, ha concluso per l’esistenza di “un’unica tipologia del contratto di leasing, caratterizzato dalla causa di finanziamento (e non da quella della vendita con riserva di proprietà), la cui disciplina pattizia deve dunque prevalere su quella di cui all’art. 1526 cc. Deve quindi ritenersi che la presenza degli indici proprio del leasing c.d. traslativo non comporti né il diritto dell’utilizzatore alla restituzione dei canoni versati detratto l’indennizzo per l’uso della cosa, né l’inesistenza del diritto della concedente al pagamento dei canoni scaduti e insoluti sino alla risoluzione.”

Tale ricostruzione dogmatica ha inevitabilmente condotto alle seguenti statuizioni: l’opposta “non solo non potrà essere tenuta alla restituzione dei canoni percepiti, ma avrà altresì il diritto al pagamento dei canoni a scadere attualizzati come da contratto per effetto della penale di risoluzione.

L’inadempimento di controparte rispetto alle obbligazioni contrattuali ha portato, infatti, alla risoluzione del contratto di leasing ed alla contestuale applicazione di una penale contemplata dall’art. 8 delle condizioni generali di contratto costituita dalla restituzione del bene, pagamento dei canoni scaduti e non pagati alla data di risoluzione del contratto, dei canoni a scadere e del prezzo di opzione attualizzati alla data di risoluzione del contratto, con obbligo per il Concedente di detrarre quanto ricavato dalla eventuale vendita del bene.”

Utile, a questo punto, evidenziare la capacità del Tribunale di Isernia di fornire una risposta lungimirante alle concrete esigenze di tutela della società di leasing, il cui interesse risiede proprio nella necessità di soddisfare le proprie aspettative di ordine economico, grazie anche all’applicazione della clausola penale.

11 febbraio 2016

Pamela Balduccip.balducci@lascalaw.com

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