Mark to market, sei elemento essenziale e determinabile?

Leasing strumentale ed estinzione anticipata

La commissione di estinzione anticipata non appartiene al novero dei costi necessari del mutuo e/o del leasing e, pertanto, non deve essere considerato ai fini della verifica dell’usura.

Inoltre, la difformità tra ISC dichiarato e tasso effettivo non dà luogo a nullità ex art. 117 TUB.

Sono queste le conclusioni alle quali è giunto il Tribunale di Firenze con questa interessante Ordinanza pronunciata ad esito di un procedimento ex-art. 702-bis introdotto dalla Società finanziata contro l’Ente finanziatore, al fine di accertare, con riferimento a un contratto di leasing strumentale, la violazione della normativa anti-usura con riferimento all’ipotesi di risoluzione anticipata o decadenza dal beneficio del termine o, in via subordinata, la violazione della normativa sulla trasparenza a causa della discrasia tra il Tasso Leasing dichiarato nel contratto e quello effettivamente praticato.

In particolare, la ricorrente aveva eccepito l’usurarietà dell’intero rapporto di leasing a causa dell’effetto sul TAEG dell’indennizzo previsto dal contratto in favore della concedente, nell’ipotesi in cui fosse stata invocata la risoluzione per inadempimento dell’utilizzatrice.

Assumeva la ricorrente che il TAEG calcolato tenendo conto di tutte le remunerazioni spettanti alla concedente, compresa la quota di interessi corrispettivi inclusa nei canoni attualizzati al tasso previsto dal contratto, risulterebbe superiore al tasso soglia vigente alla stipula, con conseguente richiesta di accertamento della gratuità dell’intero finanziamento ex art. 1815, 2° comma e ripetizione di tutte le remunerazioni percepite dalla concedente nel corso dell’intero rapporto.

In corso di causa, il risultato del calcolo eseguito dal CTU sulla base dei criteri invocati da parte attrice portava a quantificare il TAEG effettivamente superiore al TSU vigente alla stipula del contratto.

In proposito, tuttavia, nel decidere la causa il Tribunale ha premesso che la penale per estinzione anticipata costituisce un “costo” solo eventuale, che si verifica solo in ipotesi di inadempimento dell’utilizzatrice e ha ricordato che “le Istruzioni di Banca di Italia non indicano come rilevanti gli oneri “eventuali”, che conseguentemente non si riflettono nella misura dei TEGM trimestrali”.

Di conseguenza, ha proseguito nel suo ragionamento il Tribunale, il confronto tra il TAEG così calcolato ed il TSU non rispetta quel principio di omogeneità che sembrerebbe adottato dalla più recente giurisprudenza della Cassazione”, in quanto “il costo economico che scaturirebbe dall’estinzione anticipata non rileva sull’operazione di finanziamento, non essendo essa stata concretamente applicata”.

Invero, ha spiegato il Giudice, “la penale di estinzione anticipata rientra tra gli oneri eventuali, la cui applicazione non è automatica, bensì dipendente dal verificarsi dell’esercizio da parte del mutuatario della facoltà di rimborsare il capitale ricevuto in anticipo rispetto al termine pattuito nel contratto; inoltre, si tratta di evento alternativo all’inadempimento che origina la mora, con la conseguenza che non potrà mai aversi cumulo degli oneri relativi ai fini del confronto con i tassi soglia”.

Orbene, ha precisato l’ordinanza in commento, richiamando l’insegnamento della giurisprudenza assolutamente maggioritaria, “per il principio dell’effettività degli oneri eventuali, tale voce può essere computata ai fini della verifica del rispetto del tasso soglia solo ove, oltre ad essere stata promessa, sia stata anche effettivamente applicata a seguito del verificarsi della fattispecie applicativa.

Secondo la ricorrente, il superamento della soglia sarebbe derivata dalla ipotetica applicazione della penale per la risoluzione anticipata, la cui natura è ben diversa dall’obbligazione relativa al pagamento degli interessi, sulla cui misura deve misurarsi la soglia dell’usura, come ha ricordato il Tribunale sottolineando la diversità di funzione e natura tra la penale e gli interessi e spese che concorrono alla individuazione del tasso soglia.

Ed infatti, ha spiegato il Tribunale, “l’applicazione della penale dipende da un inadempimento dell’utilizzatrice all’obbligo di corrispondere una rata del leasing e dalla scelta del concedente di avvalersi della facoltà di risoluzione del contratto. La sua funzione non è quella di remunerare l’erogazione del credito, ma di compensare la parte non inadempiente delle conseguenze che derivano dall’inadempimento della controparte”.

Nel caso di specie, peraltro, ciò non si è verificato poiché il contratto di leasing è stato risolto anticipatamente solo per la scelta da parte della utilizzatrice di acquisto il bene anticipatamente.

La commissione di estinzione anticipata, dunque, è stata qualificata come costo eventuale, “preordinato a remunerare la banca mutuante rispetto alla perdita subìta dalla solutio ante diem, che consente di riequilibrare il rapporto sinallagmatico in seguito all’esercizio del recesso con restituzione anticipata del capitale da parte del mutuatario”.

In generale, ha ricordato ancora il Tribunale, incerta e discussa è stata anzitutto la sua qualificazione giuridica in materia sia di leasing e di mutui, anche alla luce della diversa terminologia utilizzata da parte del legislatore nelle diverse norme regolatrici.

Se è vero che la giurisprudenza dei Tribunali ha oscillato in merito alla computabilità di tale commissione nel TEG, insieme dunque al tasso corrispettivo e agli altri costi in funzione della valutazione dell’usurarietà del mutuo e/o del leasing, ha ricordato il Giudicante che è “prevalsa la opinione di segno negativo, la quale, sulla base della sua estraneità ai costi fisiologici del credito, dunque a quel coacervo di spese che obbligatoriamente il mutuatario deve sostenere per poter fruire del credito erogato, ritiene di non doverlo computare al tasso globale (ex multis, Trib. Roma sez. IX, 02/05/2019, n.9177; Id. 26.9.2018, n. 18185; Trib. Parma, 20/03/2019, n. 461; Trib. Genova sez. VI, 22/01/2019; Trib. Teramo sez. I, 29/04/2019, n. 290; Trib. La Spezia sez. I, 05/04/2019, n. 204; Trib. Bari sez. II, 02/01/2018; per quella minoritaria favorevole alla computabilità, cfr. Trib. Pavia sez. I, 15/01/2019, n. 77; Trib. Ascoli Piceno sez. I, 24/01/2019, n. 37; Trib. Siena, 21/11/2017; Trib. Pescara, 28/11/2014)”.

Tale orientamento giurisprudenziale maggioritario è peraltro confortato dal dato letterale: l’art. 644, comma 5, come modificato dall’art. 1, co. 1, l. 108/1996, come noto, dispone infatti che “per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito”.

Inoltre, a pag. 17 delle Istruzioni per la rilevazione dei TEGM del luglio 2016 della Banca d’Italia, si legge: che “ le penali a carico del cliente previste in caso di estinzione anticipata del rapporto, laddove consentite, sono da ritenersi meramente eventuali, e quindi non vanno aggiunte alle spese di chiusura della pratica”.

In conclusione, il Tribunale ha ritenuto che la commissione di estinzione anticipata non appartenga al novero dei costi necessari del mutuo e/o del leasing, e pertanto non deve essere considerato ai fini della verifica dell’usura, respingendo la domanda di parte ricorrente.

L’ordinanza in commento si è poi espressa anche su una seconda doglianza, riguardante la pretesa indeterminatezza del Tasso Leasing a causa della asserita difformità tra il tasso indicato nel contratto e quello effettivamente praticato la divergenza tra il tasso leasing indicato in contratto e TAEG applicato. Tesi sostenuta in base alla pretesa funzione informativa ascritta all’ISC/TAEG, la cui indicazione erronea, non comportando una maggiore onerosità del finanziamento, integrerebbe comunque una rappresentazione falsata del costo complessivo.

Il Tribunale, dichiarando di aderire all’orientamento contrapposto, ha escluso che la difformità tra ISC dichiarato e tasso effettivo dia luogo a nullità ex art. 117 TUB, “in ragione del fatto che, pur rivestendo un’importante funzione, l’ISC è un indicatore dei costi del contratto e non una vera e propria clausola contrattuale, tale per cui le sue eventuali difformità rispetto al paradigma normativo di riferimento, e segnatamente quelle previste dall’art. 117 relativamente agli obblighi informativi, non andrebbero ad integrare profili di invalidità, bensì di violazioni di regole di condotta suscettibili – al più – di fondare degli obblighi di carattere risarcitorio (cfr. Tribunale Milano 26 ottobre 2017, n. 10832; in tal senso altresì Trib. Cagliari 4 ottobre 2016, n. 2724)”.

Tale tesi è sostenuta dal fatto che, quando lo ha voluto, il TUB non ha mancato di sanzionare espressamente con la nullità le ipotesi di divergenza tra costo complessivo dichiarato ed effettivo.

Ed infatti, ha ricordato il Tribunale, “nei contratti di credito al consumo, ad esempio, l’art. 125-bis, commi 6 e 7 prevede espressamente la nullità del TAEG con la conseguenza che se il legislatore avesse inteso sanzionare in questo modo contratti bancari diversi da quelli dell’art. 125-bis avrebbe previsto anche in tali casi delle norme ad hoc (ex plurimis Trib Milano, 26 ottobre 2017 cit.; Trib Roma 19 apr. 2017; Trib. Torino 3 aprile 2019, n. 1636; Trib. Monza 2 maggio 2019, n. 1004; Trib. Ancona, 2 maggio 2019, n. 846; Trib. Crotone 20 aprile 2019, n. 525). A parere di questo Giudice tale orientamento è senza dubbio da preferire”.

Sul punto, ha infine precisato il Giudice unico, “il c.d. ISC/TAEG non è un tasso propriamente inteso, quanto piuttosto un indicatore sintetico del costo complessivo del finanziamento, avente lo scopo di mettere in grado il cliente di conoscere il costo totale effettivo del credito, prima di accedervi. Dunque, la sua erronea indicazione non comporta, di per sé, una maggiore onerosità del finanziamento, quanto piuttosto un’erronea rappresentazione del suo costo complessivo.

Antonio Ferraguto – a.ferraguto@lascalaw.com

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