La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

Leasing: quando l’utilizzatore non è un consumatore

La Corte d’Appello di Bologna ha rigettato l’impugnazione proposta dall’utilizzatore contro una nota società di leasing, fornendo interessanti spunti di riflessione per il contenzioso di settore.

L’utilizzatore, in sede di gravame, chiedeva di riformare la sentenza di primo grado che lo aveva qualificato come soggetto imprenditore-professionista e non quale consumatore, inoltre riteneva che il Tribunale fosse incompetente a conoscere la causa instaurata in applicazione del foro del consumatore.

Il Collegio, tuttavia, ha confermato la sentenza impugnata sottolineando che la motivazione fornita dal Giudice di prime cure era corretta sotto ogni profilo, dal momento che nel contratto di leasing era stata inserita la partita iva dell’utilizzatore che, al tempo della stipula, risultava titolare di un’impresa individuale: “Ciò è comprovato dal richiamo non solo del codice fiscale ma anche della partita Iva che si riferiva alla ditta individuale del predetto: si evidenzia che la lettera A del contratto denomina quale Utilizzatore-Ragione sociale il contraente […], che viene nella successiva lettera A1 indicato quale legale rappresentante. Inoltre, il tipo di autovettura acquistata tramite il contratto di leasing era indubbiamente più confacente ad una impresa tanto è vero che il contratto era stato subito dopo ceduto ad una società, la […]”.

La Corte, inoltre, ha ricordato che la qualità consumeristica delle parti deve essere valutata con riferimento alla loro natura e operatività, precisando che l’imprenditore-professionista agisce in tale veste anche se conclude un contratto per uno scopo indirettamente “connesso” all’esercizio dell’attività svolta: “perché ricorra la figura del “professionista” non è necessario che il contratto sia posto in essere nell’esercizio dell’attività propria dell’impresa o della professione, essendo sufficiente che esso venga posto in essere per uno scopo connesso all’esercizio di tale attività o professione (tra le varie, Sez. 3, sentenza n. 13377 del 8 giugno 2007)”.

La sentenza in commento, inoltre, ha affermato che laddove il contratto venga sottoscritto da un imprenditore individuale che svolge un’attività non incompatibile con l’oggetto del negozio, al rapporto non è applicabile la disciplina consumeristica e, dunque, neppure il foro del consumatore.

Infine, in tema di competenza del Foro adito, il Collegio ha avuto modo di ricordare che l’eccezione di incompetenza, anche se diretta a far valere la competenza esclusiva del  foro del consumatore, deve essere sollevata ritualmente con riferimento a tutti i fori concorrenti: “la parte che deduceva l’incompetenza del giudice adito in applicazione del foro del consumatore, sarebbe stata comunque tenuta ad indicare tutti i possibili fori concorrenti per ragioni di territorio derogabile e il diverso giudice competente secondo ognuno di essi”, ciò a pena del rigetto della relativa eccezione.

Corte d’Appello di Bologna, sentenza 13.09.2019, n. 2544 

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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