La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

Leasing di godimento? La penale risarcitoria è legittima!

Il Tribunale di Bologna, nell’ambito di un contenzioso gestito dal nostro studio, ha affrontato l’annoso tema della distinzione tra leasing di godimento e traslativo.

La pronuncia è particolarmente attuale, perché il Giudice imposta il proprio ragionamento alla luce della recente sentenza Cass. Civ. Sezioni Unite 28 gennaio 2021 n. 2061 che ha confermato l’applicabilità dell’art. 1526 c.c. al leasing cd. traslativo se i presupposti della risoluzione si sono verificati prima dell’entrata in vigore della Legge 124/2017.

Nel caso in esame, l’utilizzatore opponeva il decreto ingiuntivo ottenuto dalla società di leasing contestando l’illegittimità della penale risarcitoria prevista dal contratto.

La difesa dell’utilizzatore, in dettaglio, si fondava sulla presunta natura traslativa del leasing e sull’applicabilità dell’art. 1526 c.c. in luogo della penale risarcitoria: l’utilizzatore, infatti, sosteneva che la finalità essenziale del contratto fosse l’acquisto della proprietà del bene concesso in leasing al termine del rapporto negoziale.

Il Tribunale, tuttavia, ha respinto le domande dell’utilizzatore.

La sentenza, richiamando i principi sanciti da Cass. Civ. Sezioni Unite 28 gennaio 2021 n. 2061, chiarisce che la distinzione tra leasing di godimento e traslativo si fonda sul rapporto tra valore residuo del bene e opzione di acquisto: “il “discrimen” tra il leasing finanziario di carattere traslativo e quello di godimento è costituito dalla previsione originaria, ad opera delle parti, di quello che sarà, alla scadenza del contratto, il rapporto tra valore residuo del bene e prezzo di opzione, in quanto, mentre la previsione di un apprezzabile eccedenza di valore è rivelatrice di una originaria volontà delle parti volta essenzialmente, al trasferimento della proprietà del bene inizialmente concesso in godimento, in presenza invece di una previsione opposta deve pervenirsi all’individuazione di una volontà negoziale volta essenzialmente alla sola concessione in godimento del bene”.

E sempre richiamando Cass. Civ. Sezioni Unite 28 gennaio 2021 n. 2061, il Giudice ricorda che nel leasing di godimento i canoni non hanno la funzione di remunerare il capitale anticipato dalla concedente, bensì, costituiscono un mero corrispettivo per il godimento del bene: “in tema di locazione finanziaria, ricorre la figura del leasing di godimento se l’insieme dei canoni è significativamente inferiore alla remunerazione del capitale investito nell’operazione di acquisto e concessione in locazione del bene e lascia non coperta una parte rilevante di questo capitale, mentre il prezzo pattuito per l’opzione è di corrispondente livello”.

Il Tribunale, applicando questi principi al caso di specie, qualifica il contratto oggetto di causa come un leasing di godimento, sulla scorta della seguente motivazione: “avuto riguardo alla tipologia e alla natura del bene oggetto di locazione finanziaria, all’entità del capitale inizialmente investito dalla concedente e a quella del pattuito prezzo di opzione, nel caso di specie, vi è fondato motivo di ritenere che, al termine della locazione, il bene avrebbero conservato un valore residuo di livello corrispondente al prezzo di opzione e che, in ragione di ciò, le parti avessero inteso, ab initio, instaurare un rapporto locativo meramente finanziario e di godimento”.

In sintesi, come chiarisce il Tribunale, la qualificazione del leasing deve fare i conti con le clausole del contratto che rivelano la volontà delle parti di impostare la locazione finanziaria con una causa traslativa o di mero godimento; tale analisi deve essere condotta sulla scorta dei seguenti elementi: i) natura e tipologia del bene, ii) capitale investito, iii) entità dei canoni, iv) prezzo dell’opzione di acquisto e v) valore residuo del bene al termine del contratto.

Infine, qualificato il contratto come leasing di godimento, il Tribunale rigetta le avverse istanze di applicazione analogica dell’art. 1526 c.c. e, per l’effetto, accerta la piena legittimità della penale risarcitoria: “Così qualificato il contratto inter partes, ed esclusa, per tale ragione, l’applicabilità “analogica” della disciplina dettata dal citato art. 1526 c.c., deve conseguentemente affermarsi, contrariamente a quanto asserito dall’opponente, la legittimità, in punto di an e di quantum debeatur, della clausola penale invocata dalla società ingiungente”.

Sotto il profilo processuale, poi, il Giudice afferma che l’onere di provare la natura traslativa del leasing grava integralmente sull’utilizzatore che, pertanto, deve fornire elementi a supporto: “Nel caso di specie, parte opponente non ha svoto alcuna significativa allegazione a suffragio della natura traslativa della locazione finanziaria oggetto di causa”.

Trib. Bologna, 17 febbraio 2021

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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