La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

Leasing e art. 1526 c.c.: un contrasto ancora in corso!

In netto contrasto con i principi fissati da Cass. Sezioni Unite 28 gennaio 2021 n. 206, la sentenza in commento afferma che in caso di risoluzione di un contratto di leasing traslativo la fattispecie non deve essere disciplinata dall’art. 1526 c.c..

La questione sembrava ormai risolta dalla recente Cass. Sezioni Unite 28 gennaio 2021 n. 206, con cui gli Ermellini affermavano che la L. 124/2017 non può trovare applicazione retroattiva e, di conseguenza, fissavano il seguente principio di diritto: “per i contratti risolti in precedenza e rispetto ai quali sia intervenuto il fallimento dell’utilizzatore soltanto successivamente alla risoluzione contrattuale, rimane valida la distinzione tra leasing di godimento e leasing traslativo, dovendo per quest’ultimo social-tipo negoziale applicarsi, in via analogica, la disciplina di cui all’art. 1526 c.c. e non quella dettata dall’art. 72-quater I.f., rispetto alla quale non possono ravvisarsi, nella specie, le condizioni per il ricorso all’analogia legis, né essendo altrimenti consentito giungere in via interpretativa ad una applicazione retroattiva della legge n. 124 del 2017”.

Tuttavia, con la decisione in commento, la Corte bolognese richiama principi diametralmente opposti.

In dettaglio, nell’accogliere le difese spiegate dalla cessionaria del credito, la Corte respinge l’appello affermando che, in caso di risoluzione del leasing traslativo, l’art. 1526 c.c. non deve trovare applicazione poiché la più recente giurisprudenza ha superato la vecchia distinzione tra leasing di godimento e traslativo, così abbandonando il ricorso analogico all’art. 1526 c.c.

Nel motivare la sentenza, il Collegio ritiene che la questione debba essere risolta alla luce della disciplina legale del leasing, che deve orientare il Giudicante nella decisione: “Si è superata, dunque, la distinzione tra leasing di godimento e leasing traslativo (anche a seguito dell’inserimento, nella Legge Fallimentare, dell’art. 72 quater [omissis] giungendosi ad una diversa interpretazione che ha ritenuto preminente la componente finanziaria del contratto [omissis] per cui l’interesse della società concedente è stato considerato in riferimento al piano finanziario, mentre l’eventuale valore residuo dei beni locati rileva solo ai fini dell’esercizio del diritto di opzione”.

Sul punto, prosegue la Corte, la giurisprudenza ha confermato a più riprese che il ricorso analogico all’art. 1526 c.c. è privo di fondamento, poiché il leasing è soggetto ad una disciplina giuridica autonoma: “Questa linea interpretativa, poi, è stata confermata dalle sentenze pronunciate in materia. La Corte di Cassazione ha affermato che: “il contratto di leasing ha assunto i caratteri di una fattispecie negoziale autonoma, distinta dalla vendita con riserva di proprietà” [omissis] Giova, quindi, riportare quanto ritenuto dal Tribunale di Bologna (Sez. IV, 19/11/2019, n. 20822): “Secondo la Corte, in breve, la nuova disciplina (legale) della locazione finanziaria, accantonate le classificazioni tradizionali, ha superato il ricorso analogico all’art. 1526 c.c., che non potrà più trovare applicazione ai contratti di leasing anche se stipulati prima della sua entrata in vigore”.

Chiariti tali principi, la sentenza afferma espressamente che la ratio di questa ricostruzione risiede in una interpretazione cd. storico-evolutiva della fattispecie che, ben lungi dall’applicare retroattivamente norme sopravvenute, non fa altro che affrontare la questione sulla base delle norme vigenti al momento della decisione.

Richiamando le sentenze di legittimità che hanno inaugurato l’interpretazione cd. storico-evolutiva, la Corte bolognese afferma che: “non si tratta dunque di attribuire carattere retroattivo [omissis] alla nuova disciplina portata dalla legge 124/2017, ma di fare concreta applicazione della cd interpretazione cd. storico-evolutiva, secondo cui una determinata fattispecie negoziale per quelli aspetti che non abbiano esaurito i loro effetti, in quanto non siano stati ancora accertati e definiti con statuizione passata in giudicato, non può che essere valutata sulla base dell’ordinamento vigente, posto che l’attività ermeneutica non può che dispiegarsi “ora per allora”, ma all’attualità (cfr. Cass. 29/03/2019, n. 8980; e Cass 10/07/2019, n. 18543)”.

Sulla scorta di tali principi, la sentenza respinge l’appello e conferma che l’art. 1526 c.c. non è applicabile ai contratti di leasing che, sulla base dell’ordinamento vigente, hanno acquistato una disciplina tipica che non permette alcuna contaminazione con istituti terzi, tra cui l’art. 1526 c.c.

Sorge il dubbio che il contrasto sotteso all’art. 1526 c.c. sia tutt’altro che risolto…

Corte d’Appello di Bologna, 20 maggio 2021 n. 1221

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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