La prova dell’usura tra decreti ministeriali e consulenza tecnica

Leasing tra consulenza tecnica preventiva e invalidità del contratto

Con ordinanza del 20 dicembre 2018, il Tribunale di Cosenza ha ribadito che la consulenza tecnica preventiva non può essere utilizzata per ottenere un accertamento in merito alla presunta invalidità di clausole negoziali, convalidando, al contempo, la tesi secondo cui l’erronea indicazione del TAEG/ISC non comporta la nullità del contratto.

L’utilizzatore di un immobile concesso in leasing proponeva ricorso ex art. 696 bis c.p.c. chiedendo al Tribunale di nominare un CTU per accertare l’eventuale superamento del tasso soglia, nonché l’invalidità a vario titolo di alcune clausole negoziali, con conseguente ricalcolo degli interessi ex art. 117 TUB.

La società di leasing si costituiva in giudizio contestando integralmente le domande avversarie, eccependone l’inammissibilità e sottolineando, in via preliminare, che la consulenza tecnica preventiva non può essere utilizzata per accertare l’invalidità del contratto, in quanto esame strettamente giuridico rimesso al potere esclusivo del Giudice.

L’ordinanza, in pieno accoglimento delle eccezioni della società convenuta, ha dichiarato inammissibili le domande dell’utilizzatore, limitando il procedimento alla sola verifica dell’eventuale superamento del tasso soglia usura.

Inoltre, il Giudice ha avvallato la tesi secondo cui l’erronea indicazione del TAEG/ISC non comporta l’invalidità del contratto, bensì la semplice violazione di obblighi di trasparenza e l’eventuale responsabilità risarcitoria della banca.

A supporto di questa tesi, tra le molte, l’ordinanza ha richiamato alcune decisioni intervenute sul tema:

  • – Tribunale di Torino, n. 2608/2018: “il TAEG/ISC non costituisce un elemento del contratto in senso stretto…non è un tasso di interesse vero e proprio come il TAN (tasso annuo nominale), indicando in realtà semplicemente il costo del finanziamento”;
  • – Tribunale di Milano, n. 10832/2017: “l’erronea indicazione dell’ISC non determina nessuna incertezza sul contenuto effettivo del contratto stipulato e del tasso di interesse…Di conseguenza la violazione di tale obbligo di trasparenza, nei termini dell’erronea indicazione dell’ISC, non determina alcuna invalidità”.

Sul punto, in termini del tutto analoghi, si è recentemente espresso anche il Tribunale di Torino, con ordinanza del 14.06.2018: “l’erronea indicazione dell’Isc non incide sulla validità delle clausole contrattuali ex art. 117 TUB, ma può rilevare solo sotto il profilo della responsabilità contrattuale”.

Speriamo che la giurisprudenza dia seguito a tale indirizzo, onde non incorrere in ulteriori commistioni tra invalidità del contratto e inadempimento, elementi che, come noto, devono rimanere ben distinti.

Tribunale di Cosenza, ordinanza del 20 dicembre 2018

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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