La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

Leasing: azione per rilascio immobile e contumacia dell’utilizzatore

Il Tribunale di Milano ha confermato che la società di leasing, per ottenere la condanna al rilascio dell’immobile, deve solo allegare l’inadempimento dell’utilizzatore mentre sarà quest’ultimo a doversi costituire in giudizio e provare eventuali fatti estintivi e/o impeditivi.

Tali principi, peraltro, restano saldi anche in caso di contumacia dell’utilizzatore.

Il Giudice, letto il ricorso ex art. 702 bis c.p.c. depositato dalla società di leasing, ha accertato che il contratto si era regolarmente perfezionato ed era stato eseguito dalla società concedente che aveva acquistato l’immobile e lo aveva altresì consegnato all’utilizzatore secondo le modalità pattuite.

Allo stesso modo, come statuito dal Tribunale, la morosità della società utilizzatrice risultava pacifica dal momento che la ricorrente ha depositato copia dell’estratto conto di rapporto (da cui si evince il perdurante inadempimento dell’utilizzatore nel pagamento dei canoni) e la lettera di risoluzione con ricevuta di ritorno.

La risoluzione del contratto, infatti, si era verificata mediante l’invio della raccomandata con cui la società concedente si era avvalsa della clausola risolutiva espressa prevista dal contratto.

Premesso ciò, l’ordinanza in commento focalizza l’attenzione sugli oneri processuali delle parti affermando che l’azione volta alla declaratoria di risoluzione del contratto ed alla condanna al rilascio dell’immobile si fondano sulla semplice allegazione dell’inadempimento dell’utilizzatore: “il creditore che agisce per la risoluzione del contratto deve soltanto provare la fonte (negoziale o legale) del suo diritto ed il relativo termine di scadenza, limitandosi alla mera allegazione dell’inadempimento della controparte, mentre il debitore è gravato dell’onere di provare l’eventuale fatto estintivo della pretesa fatta valere (Cass. Sez.Un. 13533\2001; Cass. 3373\2010)”.

L’utilizzatore, una volta convenuto in giudizio, era infatti tenuto a costituirsi in giudizio e fornire prova di elementi estintivi della pretesa avversaria.

La contumacia dell’utilizzatore, del resto, non altera gli obblighi processuali delle parti posto che la mancata costituzione in giudizio si traduce in un comportamento passivo del resistente che comporta l’assenza di difese processuali e la mancata prova di fatti estintivi: “a fronte della prova degli elementi costituivi da parte della ricorrente, la società resistente, ritualmente convenuta così come i soci illimitatamente responsabili, non costituendosi in giudizio e tenendo un comportamento passivo, non ha ottemperato al disposto di cui all’art. 2697 c.c. non dando prova dell’avvenuto pagamento dei canoni alle scadenze previste per cui l’inadempimento deve ritenersi accertato”.

Accertata la risoluzione del contratto e venuto meno il titolo negoziale che giustificava la detenzione dell’immobile, il Tribunale ha quindi condannato l’utilizzatore a rilasciare il bene libero da cose e persone: “la morosità della convenuta ha, pertanto, determinato la risoluzione di diritto del contratto ex art. 1456 c.c per effetto della rituale comunicazione inviata all’utilizzatrice dell’intenzione della concedente di avvalersi della clausola risolutiva espressa: a ciò consegue l’obbligo di restituzione del bene, ai sensi della previsione della clausola n.11 delle condizioni generali, essendo venuto meno il titolo che legittimava la detenzione; Che il ricorso deve pertanto essere accolto e la società resistente condannata alla restituzione degli immobili oggetto dei contratti risolti”.

In sintesi: l’azione di risoluzione per clausola risolutiva espressa si fonda sulla semplice allegazione dell’inadempimento da parte della società concedente e può essere respinta solo con la costituzione in giudizio dell’utilizzatore che deve provare la sussistenza di elementi estintivi della pretesa creditoria. Tali principi rimangono saldi anche in caso di contumacia dell’utilizzatore.

Trib. Milano, Sez. VI, 2 luglio 2020, n. 40412

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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