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Leasing: analogia non ti conosco

L’ordinanza in commento, emessa nell’ambito di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, offre un ulteriore spunto di riflessione in ordine alla tipicità legale del contratto di leasing.

Nel caso di specie, l’istituto bancario – assistito dallo Studio – si vedeva costretto a ricorrere all’autorità giudiziaria per ottenere il pagamento dei canoni scaduti e rimasti impagati a fronte dell’inadempimento dell’utilizzatrice.

Notificato, però, il decreto ingiuntivo da parte della società di leasing, l’utilizzatrice spiegava opposizione, insistendo nella necessità di configurare il leasing come “traslativo” e, conseguentemente, nell’applicazione in via analogica della disciplina sulla vendita con riserva della proprietà.

All’esito della prima udienza, il giudice del Tribunale di Roma ha ribadito l’inapplicabilità dell’art. 1526 c.c. in caso di risoluzione del contratto di leasing, a prescindere dalla qualificazione dello stesso come “traslativo”.

Ciò in quanto gli ultimi interventi legislativi hanno condotto a configurare il leasing come contratto “tipico”, con proprie peculiari caratteristiche tali da escludere un’analogia legis tra il suddetto istituto e la vendita con riserva di proprietà; difettando, tra le due fattispecie, quella eadem ratio che giustifica il ricorso all’analogia.

Invero, l’anticipazione di un capitale per l’acquisto del bene da parte della concedente, elemento essenziale nel leasing, non viene in alcun modo in rilievo nell’ambito della vendita con riserva di proprietà, ove l’effetto traslativo del diritto dominicale è l’obiettivo indefettibile, nonché conseguenza necessaria all’adempimento di tutte le obbligazioni di pagamento.

Al contrario nel leasing, l’esercizio dell’opzione di acquisto del bene è rimessa alla scelta discrezionale dell’utilizzatore, al momento del pagamento dell’ultimo canone contrattuale.

Ne consegue, che come evidenziato nell’ordinanza de qua, la società concedente avrà diritto ad acquisire integralmente i canoni scaduti fino alla risoluzione del contratto, con l’evidente esclusione del potere discrezionale del giudice di riduzione dell’indennità prevista dall’art. 1526, II comma c.c., norma non suscettibile di applicazione analogica.

Tribunale di Roma, sentenza del 5 ottobre 2018

Luigia Cassotta – l.cassotta@lascalaw.com

Roberta Pisano – r.pisano@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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