Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

Le vendite immobiliari nell’accordo di composizione della crisi

Come noto, l’accordo di composizione della crisi di sovraindebitamento è uno delle tre procedure previste dalla L. n. 3/2012. Questo è un accordo di diritto privato, di cui se ne avvalgono quei soggetti che hanno contratto debiti per ragioni di carattere imprenditoriale e/o professionale.

L’accordo prevede l’estinzione degli impegni assunti mediante diverse soluzioni offerte dallo stesso debitore ai propri creditori, i quali sono chiamati ad esprimere il loro consenso al fine di raggiungere la maggioranza prevista ai fini dell’omologazione.

A seguito dell’omologazione dell’accordo di composizione della crisi, tra gli effetti principali di quest’ultima troviamo l’inibitoria disposta dal Tribunale, ossia il divieto per i creditori di continuare o proseguire azioni esecutive individuali, sequestri conservativi o costituire diritti di prelazione sul patrimonio del debitore.

Fatta questa premessa, alla luce dell’orientamento dottrinale e della recente giurisprudenza, vediamo la soluzione trovata al seguente quesito:

“A seguito dell’omologazione di un accordo di composizione della crisi, in cui vi sia la presenza di un immobile, già soggetto ad una procedura esecutiva immobile, nella quale sia andata deserte la prima asta, nel caso in cui vi sia un terzo che voglia fare una proposta irrevocabile di acquisto per il predetto immobile, offrendo un prezzo di poco più alto rispetto a quello base stabilito nella trascorsa asta andata poi deserta, il Liquidatore potrebbe procedere direttamente alla vendita oppure deve espletare comunque le procedure di vendita competitive?”

A ben vedere, la Legge n. 3/2012, in tema di esecuzione dell’accordo di composizione della crisi, non detta una disciplina specifica. In particolare, l’art. 13 stabilisce solo che “se per la soddisfazione dei crediti sono utilizzati beni sottoposti a pignoramento, ovvero se previsto dall’accordo”, il Giudice “nomina un liquidatore che dispone in via esclusiva degli stessi e delle somme incassate”.

Tuttavia, come anticipato, il nominato Liquidatore non ha indicazioni specifiche da seguire quando l’accordo di composizione della crisi prevede una liquidazione dei beni.

Secondo la dottrina, allora, il nominato Liquidatore di un accordo di composizione della crisi, che preveda la cessione dei beni del sovraindebitato, dovrebbe rifarsi alla disciplina prevista proprio per la liquidazione del patrimonio.

Ebbene, all’art. 14 novies comma 2° è previsto che “Le vendite e gli altri atti di liquidazione posti in essere in esecuzione del programma di liquidazione sono effettuati dal liquidatore tramite procedure competitive anche avvalendosi di soggetti specializzati, sulla base di stime effettuate, salvo il caso di beni di modesto valore, da parte di operatori esperti, assicurando, con adeguate forme di pubblicità, la massima informazione e partecipazione degli interessati”.

La finalità prevista nel predetto comma è quella di connotare le operazioni di liquidazione dei beni di un’evidenza pubblicistica, a garanzia del miglior soddisfacimento dei creditori del soggetto sovraindebitato.

Perciò, tornando al sopracitato quesito, una tale finalità, precipua nella liquidazione del patrimonio, è propria anche dell’accordo di composizione della crisi da sovraindebitamento.

Pertanto, in ogni caso il Liquidatore è tenuto ad adottare le formalità previste dalla vendita tramite procedure competitive.

Non a caso, il Tribunale di Verona, in un decreto del 14 settembre 2018, in relazione a un caso affine a quello qui in esame, ha statuito che “la vendita dell’immobile dovrà avvenire secondo procedure competitive, assicurando, con adeguate forme di pubblicità, la massima informazione e partecipazione degli interessati. Invero la previsione in tal senso di cui all’art. 14 novies, c. 2 legge 3/12, seppur contemplata solo in relazione alla diversa procedura di liquidazione dei beni, deve ritenersi espressione di un principio generale applicabile in tutte le procedure di sovraindebitamento, posto l’obiettivo comune a tutte di garantire la maggior soddisfazione possibile dei creditori”; tutto ciò premesso, il Tribunale ha poi adottato una soluzione di compromesso riguardo alla proposta irrevocabile di acquisto, prevedendo che “una volta acquisita la proposta irrevocabile di acquisto di un interessato, il mercato dovrà essere sollecitato ad offrire un importo maggiore, ad esempio pubblicizzando su siti specializzati […] la messa in vendita dell’immobile e la sussistenza dell’offerta di acquisto acquisita, con invito ad offrire un importo maggiore entro un determinato termine […]. Nel caso in cui non pervengano offerte migliorative potrà essere accettata quella previamente acquisita, mentre in caso di offerte migliorative potranno essere attivate procedure di gara tra tutti gli offerenti, al fine di conseguire il maggior prezzo possibile”.

Trib. Verona 14 settembre 2018

Giuseppe Avino – g.avino@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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