Le sezioni unite sulla forma del patto fiduciario

Per il patto fiduciario con oggetto immobiliare che s’innesta su un acquisto effettuato dal fiduciario per conto del fiduciante, non è richiesta la forma scritta ad substantiam; ne consegue che tale accordo, una volta provato in giudizio, è idoneo a giustificare l’accoglimento della domanda di esecuzione specifica dell’obbligo di ritrasferimento gravante sul fiduciario.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno statuito alcuni importanti principi in tema di validità formale del negozio fiduciario avente ad oggetto beni immobili.

In via preliminare, appare opportuno tratteggiare brevemente i caratteri salienti del patto fiduciario, il quale può essere definito come una operazione negoziale che consente ad una parte (il fiduciante) di far amministrare o gestire per finalità particolari un bene da parte di un’altra (il fiduciario), trasferendo direttamente al fiduciario la proprietà del bene o fornendogli i mezzi per l’acquisto in nome proprio da un terzo, con il vincolo che il fiduciario rispetti un complesso di obblighi volti a soddisfare le esigenze del fiduciante e ritrasferisca il bene al fiduciante o a un terzo da lui designato.

Attraverso il negozio fiduciario la proprietà del bene viene trasferita da un soggetto a un altro con l’intesa che il secondo, dopo essersene servito per un determinato scopo o per un determinato periodo di tempo, lo ritrasferisca al fiduciante.

Oppure, il bene viene acquistato dal fiduciario con denaro fornito dal fiduciante, al quale, secondo l’accordo, il bene stesso dovrà essere, in un tempo successivo, ritrasferito.

Pertanto, come efficacemente osservato dalla Suprema Corte, il negozio fiduciario “si presenta non come una fattispecie, ma come una casistica”, ben potendo derivare l’investitura del fiduciario nella titolarità del diritto secondo diverse modalità: la costituzione della titolarità fiduciaria può infatti avvenire sia per mezzo di un atto di alienazione diretto tra fiduciante e fiduciario, sia mediante un acquisto compiuto dal fiduciario con denaro fornito dal fiduciante. Tali ipotesi, comportando il verificarsi di un effetto traslativo del diritto vero e proprio, sono definite come fattispecie di fiducia “dinamica”.

Alla fiducia dinamica si contrappone la c.d. fiducia “statica”, che si ha quando manca del tutto un atto di trasferimento, perché il soggetto è già investito ad altro titolo di un determinato diritto, e il relativo titolare, che sino a un dato momento esercitava il diritto nel proprio esclusivo interesse, si impegna a esercitare le proprie prerogative nell’interesse altrui, in conformità a quanto previsto dal pactum fiduciae. Nello schema del negozio fiduciario rientra anche la fiducia statica, i cui estremi sono appunto rappresentati dalla “preesistenza di una situazione giuridica attiva facente capo ad un soggetto che venga poi assunto come fiduciario e si dichiari disposto ad attuare un certo disegno del fiduciante mediante l’utilizzazione non già di una situazione giuridica all’uopo creata (come nel negozio fiduciario di tipo traslativo), ma di quella preesistente, che viene così dirottata dal suo naturale esito, a ciò potendosi determinare proprio perché a lui fa capo la situazione giuridica di cui si tratta”.

Nella pronuncia in esame, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno esaminato e risolto una tra le tante questioni interpretative connesse al negozio fiduciario, rifuggendo elucubrazioni dottrinali e sistematiche eccessivamente slegate al caso concreto sottoposto alla loro attenzione.

In particolare, la questione rimessa all’esame delle Sezioni Unite concerne la forma del patto fiduciario con oggetto immobiliare, per mezzo del quale il fiduciario si obblighi nei rapporti interni verso il fiduciante, in forza del pactum fiduciae, a ritrasferirgli l’immobile acquistato con denaro del fiduciante stesso.

Più in particolare, se valida fonte dell’obbligazione di ritrasferire possa essere considerato soltanto un atto bilaterale e scritto, coevo all’acquisto del fiduciario, o se sia sufficiente un atto unilaterale, ricognitivo, posteriore e scritto del fiduciario, a monte del quale vi sia un impegno espresso oralmente dalle parti.

Sul punto, la Suprema Corte ha rilevato l’esistenza di un ampio contrasto giurisprudenziale: l’orientamento dominante condiziona infatti la rilevanza del patto fiduciario alla circostanza che i soggetti abbiano consegnato in un atto scritto il pactum. Tale indirizzo, infatti, assimila il patto fiduciario al contratto preliminare, considerata l’evidente similitudine sotto il profilo dell’assunzione dell’obbligo di trasferimento del diritto di proprietà da parte del fiduciario. Pertanto, atteso che il contratto preliminare avente ad oggetto diritti reali richiede necessariamente la forma scritta, altrettanto dovrebbe dirsi per il patto fiduciario qualora riguardi beni immobili.

Un indirizzo minoritario ritiene invece che l’accordo fiduciario non necessiti indefettibilmente della forma scritta ad substantiam, ben potendo la prescrizione di forma venire soddisfatta dalla dichiarazione unilaterale redatta per iscritto e sottoscritta con cui il fiduciario si impegni a trasferire determinati beni al fiduciante, in attuazione esplicita del pactum fiduciae.

Tale secondo orientamento giurisprudenziale muove dalla constatazione che nella quotidianità degli affari giuridici “non è infrequente che l’accordo fiduciario non sia scritto, ma che il soggetto in quel momento beneficiario della intestazione si impegni unilateralmente a modificare in un futuro la situazione secondo gli accordi presi con l’altro soggetto”.

Le Sezioni Unite, valorizzando le analogie esistenti tra la figura del negozio fiduciario in esame e il mandato senza rappresentanza, hanno quindi abbracciato la soluzione prospettata dalla giurisprudenza minoritaria, stabilendo che “per la validità dal pactum fiduciae prevedente l’obbligo di ritrasferire al fiduciante il bene immobile intestato al fiduciario per averlo questi acquistato da un terzo, non è richiesta la forma scritta ad substantiam, trattandosi di atto meramente interno tra fiduciante e fiduciario che dà luogo ad un assetto di interessi che si esplica esclusivamente sul piano obbligatorio”.

La soluzione sopra prospettata, nella visione della Suprema Corte, sarebbe infatti l’unica in grado di riconciliare l’interpretazione giurisprudenziale dell’istituto con la storia e con l’esperienza pratica del negozio fiduciario: “la dottrina italiana sulla teoria generale del negozio giuridico ha infatti consegnato alla comunità degli interpreti l’affermazione che non è necessario che l’intesa fiduciaria, rivolta a limitare i poteri del fiduciario, risulti dal tenore documentale del negozio”.

In conclusione, la Suprema Corte ha dunque enucleato il seguente principio di diritto: “per il patto fiduciario con oggetto immobiliare che s’innesta su un acquisto effettuato dal fiduciario per conto del fiduciante, non è richiesta la forma scritta ad substantiam; ne consegue che tale accordo, una volta provato in giudizio, è idoneo a giustificare l’accoglimento della domanda di esecuzione specifica dell’obbligo di ritrasferimento gravante sul fiduciario”.

Cass., Sez. Unite, 6 marzo 2020, n. 6459

Valentina Zamberlan – v.zamberlan@lascalaw.com

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