Diritto Processuale Civile

Le Sezioni Unite sul difficile rapporto tra diritto alla ragionevole durata del processo e diritto della difesa in materia di interruzione

  – di Maria Francesca Ghira, in Rivista di Diritto Processuale, n. 5/10, pag. 1156.

Le Sezioni Unite si sono pronunciate ultimamente, con sentenza 8 febbraio 2010 n. 2714, in tema di interruzione del processo, statuendo che, “nell’ipotesi in cui il difensore della parte deceda dopo l’udienza di precisazione delle conclusioni ma prima dell’udienza di discussione della causa, il termine breve per l’impugnazione decorre dalla notifica personale della sentenza alla parte rimasta priva di difensore, senza che assuma rilievo la mancata conoscenza incolpevole dell’evento interruttivo (morte del difensore) verificatosi ai danni della parte stessa”.

Nel quesito sottoposto alle Sezioni Unite si contrappongono interessi di pari rilievo costituzionale: da un lato quello della parte alla quale è stata notificata personalmente la sentenza, a causa del decesso del suo procuratore, al rispetto del diritto ad una effettiva difesa tecnica, che potrebbe essere pregiudicata dal doversi svolgere in un termine quantitativamente ridotto; dall’altro quello della controparte, che si concretizza nel diritto alla ragionevole durata del processo e quindi alla rapida formazione del giudicato e si realizza attraverso la notificazione personale della sentenza.

Un bipolarismo, però, che nella vastissima giurisprudenza di legittimità sviluppatasi in materia si è risolto a favore di un rafforzamento della preminenza del giudicato sul principio del contraddittorio, quale conseguenza di un favor legislativo frutto di una scelta discrezionale non censurabile.
Il punto di equilibrio è stato tuttavia individuato dalla Suprema Corte in una delle scelte adottate dal più recente legislatore.
Viene invocato al riguardo l’art. 153 c.p.c., come novellato dalla legge n. 69/2009, il quale consentirà di dare “una soluzione adeguata al problema della parte ignara del fatto interruttivo, contemplato dall’art. 301 c.p.c., di cui non abbia avuto idonea e tempestiva informazione.”.

(Marco Iannaccone – m.iannaccone@lascalaw.com) 

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