Crisi e procedure concorsuali

Le sezioni unite si pronunciano sulla rilevabilità d’ufficio della mancanza di data certa

Cass. Sez. Un., 20 febbraio 2013, n. 4213

Massima non ufficiale: “La mancanza di data certa nelle scritture prodotte dall’istante ai fini dell’ammissione del proprio credito allo stato passivo fallimentare si configura come fatto impeditivo all’accoglimento della domanda oggetto di eccezione in senso lato, in quanto tale rilevabile anche d’ufficio dal giudice” (leggi sentenza per esteso)

Con sentenza del 20 febbraio 2013, le Sezioni Unite della Suprema Corte si sono pronunciate su una questione giuridica di fondamentale importanza: la rilevabilità dell’eccezione relativa alla mancanza di data certa nelle scritture prodotte dal creditore nell’ambito del procedimento di verifica dei crediti.

Anzitutto, il Collegio, conformandosi al costante orientamento della Corte formatosi sul punto (Cass. Sez. Un. n. 8879 del 1990; cfr., ex plurimis, Cass. n. 13282 del 2012; Cass. n. 9175 del 2012; Cass. n. 2299 del 2012), statuisce che nei confronti del creditore che proponga domanda di ammissione al passivo del fallimento, in ragione di un suo preteso credito, il curatore è terzo e non parte.

Ciò in ragione del fatto che il curatore, il quale non è un successore del fallito, non ha preso parte al rapporto giuridico posto alla base della pretesa creditoria fatta valere in sede di ammissione ed è, dunque, da considerare terzo rispetto ad esso. Di talché, in sede di verifica dei crediti, ai fini della determinazione della data delle scritture private trova applicazione l’art. 2704, comma 1, c.c., ai sensi del quale “la data della scrittura privata della quale non è autenticata la sottoscrizione non è certa e computabile riguardo ai terzi, se non dal giorno in cui la scrittura è stata registrata o dal giorno della morte o della sopravvenuta impossibilità fisica di colui o di uno di coloro che l’hanno sottoscritta o dal giorno in cui il contenuto della scrittura è riprodotto in atti pubblici o, infine, dal giorno in cui si verifica un altro fatto che stabilisca in modo egualmente certo l’anteriorità della formazione del documento”.

A tal proposito le Sezioni Unite statuiscono che la mancanza di data certa nelle scritture prodotte si configura come fatto impeditivo all’accoglimento della domanda oggetto di eccezione in senso lato, in quanto tale rilevabile anche d’ufficio dal giudice.

La Suprema Corte non ritiene, dunque, condivisibili né l’orientamento secondo il quale l’elemento della data certa di una scrittura privata integrerebbe un fatto costitutivo del credito – atteso che la regola enunciata dall’art. 2704 c.c. concerne l’efficacia dell’atto senza incidere in alcun modo sulla sua validità – né, tantomeno, un secondo indirizzo, che configura la mancanza di data certa come un fatto impeditivo del diritto azionato, deducibile esclusivamente dal curatore e, quindi, oggetto di eccezione in senso stretto, – in quanto tale eccezione ha carattere eccezionale e, quindi deve essere limitata alle ipotesi in cui la legge la preveda espressamente -.

La carenza di data certa, pertanto, deve essere considerata come fatto impeditivo, oggetto di eccezione in senso lato.

La stessa normativa fallimentare, precisa il Collegio, attribuisce al giudice delegato, in sede di verifica dei crediti, il potere-dovere di sollevare eccezioni rilevabili d’ufficio.

Infatti, ai sensi dell’art. 95, comma 3, l.f. “all’udienza fissata per l’esame dello stato passivo, il giudice delegato, anche in assenza delle parti, decide su ciascuna domanda, nei limiti delle conclusioni formulate ed avuto riguardo alle eccezioni del curatore, a quelle rilevabili d’ufficio ed a quelle formulate dagli altri interessati”.

In conclusione, il giudice delegato può sollevare il rilievo d’ufficio dell’eccezione in senso lato e, quindi, per quel che interessa, anche quello concernente la mancanza di data certa della scrittura privata prodotta (cfr. Cass. nn. 24432 del 2011, 22711 del 2010, 21251 del 2010, 7739 del 2007).

Tuttavia, il Collegio, in conformità con gli artt. 183 e 101, comma 2, c.p.c., che sono espressione del principio del contraddittorio sancito all’art. 111 della Costituzione, sostiene che la rilevazione d’ufficio dell’eccezione determina la necessità di disporre la relativa comunicazione alle parti per eventuali osservazioni e richieste o subordina la decisione nel merito all’effettuazione del detto adempimento.

(Martina Pedrazzoli – m.pedrazzoli@lascalaw.com)

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