Corporate

Le responsabilità del collegio sindacale nelle s.r.l.

In materia di collegio sindacale, il legislatore non ha dettato per le s.r.l. una disciplina autonoma, bensì si è semplicemente preoccupato di precisare che sono applicabili anche alle s.r.l. le norme previste in materia di s.p.a..

L’art. 2477, ultimo comma, c.c., infatti, dispone che, allorché la nomina del collegio sindacale e` obbligatoria, essendosi superati per due esercizi consecutivi due dei tre noti parametri, “si applicano le disposizioni in materia di societa` per azioni”.

Ciò detto, la fonte di responsabilità normativa, per i sindaci è l’art. 2407 c.c., che fa discendere la responsabilità dalla violazione del contratto sociale ovvero dall’inadempimento di doveri inerenti alla loro carica (essa nasce quindi da fatti specifici imputabili ai sindaci medesimi e non è intesa quale proiezione automatica della responsabilità degli amministratori):

I sindaci devono adempiere i loro doveri con la professionalità e la diligenza richieste dalla natura dell’incarico. Essi sono responsabili della verità delle loro attestazioni e devono conservare il segreto sui fatti e sui documenti di cui hanno conoscenza per ragione del loro ufficio.

Essi sono responsabili solidalmente con gli amministratori per i fatti o le omissioni di questi, quando il danno non si sarebbe prodotto se essi avessero vigilato in conformità degli obblighi della loro carica.

All’azione di responsabilità contro i sindaci si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni degli artt. 2393, 2393-bis, 2394, 2394-bis e 2395”.

Più precisamente, i sindaci sono responsabili dell’inadempimento dei compiti loro imposti dalla legge, che si sostanziano, come unanimemente affermato in dottrina (ABRIANI, Sub art. 2477, Codice commentato delle s.r.l., diretto da BENAZZO-PATRIARCA, Torino, 2006, 382; ASSOCIAZIONE PREITE, Il nuovo diritto delle società, a cura di Oliviero- Presti-Vella, Bologna, 2003; SALAFIA, Il controllo legale dei conti nelle società a r.l., , Soc. 2003, 13) in atti commissivi od omissivi, previsti rispettivamente dai commi primo e secondo dell’art. 2407 c.c..

Essi, infatti, sono responsabili della violazione di doveri loro imposti dalla legge, sia quando pongono in essere atti illeciti, sia quando ad essi sia ascrivibile una culpa in vigilando con riferimento all’opera di altri soggetti.

La responsabilità presuppone che il danno procurato sia conseguenza dell’inadempimento di un obbligo, quindi di un compito posto dalla legge a carico del collegio sindacale (G. VERNA, La responsabilità dei sindaci e dei revisori contabili, in Le Società, 1/2010, IPSOA, 47 e segg.).

Con riferimento agli atti commissivi, essi sono costituiti dal rilascio di false attestazioni e dalla violazione del segreto professionale o comunque dall’inadempimento di altri doveri non connessi all’inadempimento degli amministratori. La responsabilità del sindaco, nel caso di atti commissivi, e` definita dalla dottrina “responsabilita` esclusiva”, in quanto non condivisa con altri soggetti.

Con riferimento, invece, agli atti omissivi, essi comprendono tutte quelle violazioni al dovere di vigilanza sugli atti commessi dagli amministratori: in tal caso la responsabilita` del sindaco, e` definita dalla dottrina “responsabilita` concorrente” in quanto condivisa con gli amministratori.

Ne consegue che il sindaco ha l’obbligo di vigilare sul rispetto delle norme statutarie e delle norme legislative e dei regolamenti che disciplinano il funzionamento degli organi societari, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione, sul rispetto delle disposizioni normative che disciplinano lo specifico settore di attività in cui opera l’azienda, sulla conformità di eventuali deliberazioni degli organi assembleari alla legge e allo statuto

E’ evidente quindi che, anche nelle s.r.l. poi i sindaci non rispondono per il fatto in sé degli amministratori, ma rispondono per il danno solo in quanto sia configurabile a loro carico la violazione di un obbligo inerente la loro funzione, con la conseguenza che qualora questi abbiano vigilato diligentemente e ciò nonostante il danno si sia ugualmente prodotto per il comportamento degli amministratori, non potrà essere ravviata alcuna responsabilità.

Tali responsabilità emergono anche laddove i sindaci non si siano avvalsi dei poteri di cui essi dispongono per esercitare i loro doveri:

– poteri di natura ricognitiva, consistenti in attività ispettiva e di controllo;

– poteri di natura informativa, consistenti nella facoltà di chieder agli amministratori notizie in merito alla società, all’andamento delle operazioni sociali o su determinati affari;

– poteri reattivi o comminatori, quali la convocazione di assemblee a seguito di fatti censurabili, il poteri di impugnare delibere assembleari, il potere di promuovere l’azione sociale di responsabilità, la presentazione di istanze al Tribunale, la denuncia penale.

4 novembre 2015

Maria Giulia Furlanettom.furlanetto@lascalaw.com

 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
L’interesse è concreto. Se non ripeti, che interesse c’è?

Il Ministero dello Sviluppo Economico (“MISE”) ha finalmente definito le misure attuative per ot...

Corporate

Collegio Sindacale: non indugiare, agisci!

Affinché possa configurarsi la responsabilità solidale dei sindaci di cui all’art. 2407 c.c. per...

Corporate

Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

La delibera di scioglimento anticipato della società, adottata con il voto determinante del socio d...

Corporate

X