Un risarcimento equitativo per un danno non provato

Le responsabilità di Consob in relazione agli illeciti dei soggetti vigilati

Una recente pronuncia del Tribunale di Roma affronta lo spinoso tema della responsabilità della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (Consob) con riferimento alle prerogative stesse dell’attività di vigilanza dell’autorità ed illeciti compiuti dai soggetti vigilati.

La vicenda di merito è alquanto notoria (gli illeciti del “Gruppo Lande”) ma la questione è posta all’attenzione del Giudice di merito sotto il profilo dell’“asserita violazione degli obblighi di vigilanza sul mercato degli investitori finanziari e, pertanto, trovano il loro contraddittore naturale nell’Autorità istituzionalmente preposta a tale vigilanza”.

La questione, per certi versi, era già stata affrontata e posta al vaglio della Suprema Corte (cfr Cass. Civ., Sez. III, 17 gennaio 2019, n. 1070) sotto analoghi profili (anche se relativamente ad altre responsabilità).

La decisione del Giudice capitolino – dopo aver vagliato singolarmente e con organico richiamo della normativa di riferimento rispetto ai compiti e doveri di vigilanza attribuiti alla Autorità – esclude la sussistenza di una ipotesi di responsabilità della Consob giacché “a) il perimetro dell’attività di vigilanza attribuita alla potestà della Consob è costituito unicamente dai soggetti abilitati allo svolgimento dei servizi di investimento, di tal che essa non può essere chiamata a rispondere del pregiudizio cagionato da illeciti posti in essere da soggetti abusivi; b) avuto riguardo all’unico soggetto abilitato ai servizi di investimento e, dunque, sottoposto alla vigilanza della Consob (i.e., la succursale italiana [omissis]) l’autorità ha operato, pur in un contesto limitato di poteri di vigilanza e gravemente ostacolato, una escalation di interventi di vigilanza via via più incisivi, in ossequio al principio di efficienza e di efficacia dell’azione amministrativa; c) in ultima analisi, il danno cagionato ai risparmiatori/investitori [omissis] trova la sua causa efficiente esclusiva negli illeciti distrattivi penalmente rilevanti posti in essere dallo stesso [omissis] e dai suoi sodali e che rispetto a questa causa, nessun potere di vigilanza è assegnato dall’ordinamento alla Consob; d) i poteri di vigilanza normativamente assegnati alla Consob sono, invece, posti a presidio del valore costituzionalmente rilevante del risparmio ex art. 47 Cost., non anche a prevenire i reati”.

In definitiva, non è possibile ravvisare una responsabilità della Consob allorquando la stessa abbia esercitato i doveri di vigilanza sui soggetti abilitati allo svolgimento dei servizi di investimento (e non sugli “abusivi”) e, soprattutto, quando le condotte illecite siano compiute anche ostacolando l’attività di vigilanza.

Tribunale di Roma, Sez. II, 10 settembre 2019, n. 17156

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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