Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

Le regole per la sospensione dei giudizi

I fatti sui quali le Sezioni Unite sono state chiamate a pronunciarsi traggono origine dallo sfratto per morosità intimato alla conduttrice di un immobile commerciale la quale propose opposizione dinanzi al Tribunale territorialmente competente e, previa chiamata in causa del proprietario del lastrico solare sovrastante l’immobile condotto in locazione, chiese l’autorizzazione al rilascio dell’immobile affinché non maturassero ulteriori canoni locatizi e il rigetto dell’intimazione di sfratto e del monitorio ex adverso pure richiesto, proponendo, altresì, domanda riconvenzionale per la dichiarazione di risoluzione del contratto di locazione a causa del grave inadempimento dei locatori, con conseguente loro condanna al risarcimento dei relativi danni in solido con il proprietario del lastrico solare.

Venne, quindi, eccepito e ritenuto sussistente il rapporto di pregiudizialità tra il giudizio di opposizione all’intimazione di sfratto e quello pendente dinanzi allo stesso Tribunale riguardante le pretese risarcitorie formulate dagli opposti, proprietari dell’immobile, per i danni patiti dall’asserito cedimento del lastrico solare sovrastante l’immobile.

Il Giudice Territoriale dispose, con ordinanza adottata ai sensi dell’art. 295 c.p.c., la sospensione del giudizio di opposizione in attesa della definizione di quello pregiudicante riguardante la domanda risarcitoria, quest’ultimo poi deciso in primo grado con sentenza di accoglimento delle pretese attoree e con la condanna dei convenuti al risarcimento dei danni.

Sul ravvisato presupposto dell’intervenuto passaggio in giudicato di quest’ultima sentenza, l’opponente nel giudizio pregiudicato di sfratto per morosità, proponeva istanza di riassunzione di quest’ultimo giudizio.

All’udienza fissata per la sua prosecuzione, le controparti facevano presente che, diversamente da quanto prospettato dalla riassumente, la predetta sentenza di primo grado resa nel giudizio pregiudiziale era stata, invece, oggetto di gravame dinanzi alla Corte di Appello.

Sulla scorta della verifica di quest’ultima circostanza, il Tribunale confermava la precedente disposta sospensione del giudizio pregiudicato.

Tuttavia, successivamente, l’opponente reiterava l’istanza di prosecuzione del giudizio sospeso, eccependo che l’appello nel giudizio pregiudiziale era stato proposto nei confronti di tutte le parti, ad eccezione dei proprietari danneggiati, opposti nel giudizio pregiudicato, circostanza dalla quale poteva presumersi che l’impugnazione fosse stata proposta per motivi estranei all’oggetto del giudizio sospeso, il che avrebbe fatto venir meno i presupposti della sospensione.

Il Tribunale, rigettava la seconda istanza di prosecuzione del giudizio sospeso sul presupposto che non si fosse verificato il passaggio in giudicato della sentenza relativa ai giudizi riuniti pregiudicanti che avrebbe dovuto riguardare tutte le parti coinvolte nel giudizio.

Avverso quest’ultimo provvedimento l’opponente proponeva regolamento di competenza dinanzi alla Corte di Cassazione.

Premessa l’ammissibilità del regolamento, le Sezioni Semplici osservavano che il nucleo della questione formulata dalla ricorrente, attinente al rapporto tra il portato di cui all’art. 295 c.p.c. e l’art. 337 c.p.c., comma 2, rispettivamente disciplinanti la sospensione necessaria e facoltativa del giudizio, fosse meritevole di attenzione da parte delle Sezioni Unite.

Il Primo Presidente, recependo la sollecitazione proveniente dalla Sezione rimettente, ha pertanto rimesso la risoluzione della individuata questione alle Sezioni Unite, ai sensi dell’art. 374 c.c., comma 2.

I Giudici di Legittimità, in via pregiudiziale, hanno escluso l’ammissibilità del ricorso proposto ai sensi dell’art. 42 c.p.c. alla luce della considerazione che il provvedimento di sospensione del processo, adottato ai sensi dell’art. 295 c.p.c., pur avendo la forma dell’ordinanza, non è revocabile dal Giudice che lo ha pronunciato, poiché tale revocabilità confliggerebbe con la previsione della sua impugnabilità mediante regolamento necessario di competenza, con la conseguenza che, ove la parte anziché proporre il regolamento nel termine previsto dall’art. 47 c.p.c., comma 2, abbia presentato istanza di revoca dell’ordinanza di sospensione al giudice che l’aveva emanata e questi abbia emesso un provvedimento meramente confermativo di quello precedente, la mancata impugnazione della prima ordinanza determina l’inammissibilità del regolamento proposto avverso il secondo provvedimento.

Ed invero, con riferimento alla vicenda processuale in esame, il Giudice Territoriale, nel giudizio pregiudicato, aveva respinto la prima istanza di prosecuzione e confermato la sospensione tenuto conto che la decisione di primo grado del giudizio pregiudicante risultava impugnata. Successivamente, però, era stata reiterata l’istanza di prosecuzione del giudizio sospeso, motivata sulla circostanza che l’appello nel giudizio pregiudiziale era stato proposto nei confronti di tutte le parti, tranne che avverso i proprietari danneggiati, opposti nel giudizio pregiudicato.

Il secondo provvedimento di rigetto è stato oggetto di impugnazione con il regolamento di competenza che ci occupa.

Orbene, le Sezioni Unite hanno rilevato chela mancata proposizione del regolamento avverso la prima ordinanza consuma il potere di impugnazione con tale mezzo non esercitato nel termine contemplato dall’art. 47 c.p.c., comma 2, e rende, perciò, inammissibile la formulazione dello stesso regolamento di competenza avverso il successivo provvedimento di rigetto dell’istanza di prosecuzione del giudizio dipendente.

Pur a fronte dell’inammissibilità del regolamento, le Sezioni Unite hanno, tuttavia, ritenuto sussistenti indubbie rilevanti ragioni che hanno indotto le stesse ad enunciare il principio di diritto sulla questione di prospettata con l’ordinanza di rimessione in merito alla relazione che incorre tra le disposizioni che regolano la sospensione necessaria ex art. 295 c.p.c. e quella facoltativa ex art. 337 c.p.c., comma 2.

In particolare, la prima presuppone un nesso di pregiudizialità con un’altra controversia dalla cui definizione dipende la decisione del giudizio stesso, imponendo la sospensione necessaria ovvero obbligatoria. Il secondo presuppone un nesso di pregiudizialità nel caso in cui l’autorità di una sentenza è invocata in un diverso processo, e questo possa essere sospeso se tale sentenza è impugnata, attribuendo al giudice, in assenza di giudicato, un potere discrezionale di sospensione facoltativa.

Quanto ai rapporti tra le due disposizioni, le Sezioni Unite hanno rilevato che  salvi i casi in cui la sospensione del giudizio sulla causa pregiudicata sia imposta da una disposizione normativa specifica, che richieda di attendere la pronuncia con efficacia di giudicato sulla causa pregiudicante, quando fra due giudizi esista un rapporto di pregiudizialità tecnica e quello pregiudicante sia stato definito con sentenza non passata in giudicato, la sospensione del giudizio pregiudicato non può ritenersi obbligatoria ai sensi dell’art. 295 c.p.c. (…), ma può essere adottata, in via facoltativa, ai sensi dell’art. 337 c.p.c., comma 2.

Cass. civ., sez. Unite, 29 luglio 2021, n. 21763

Ilaria Piroddi – i.piroddi@lascalaw.com

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