Vigilanza

Le novità in tema di concordato preventivo. Riflessi sulla classificazione per qualità del credito dei debitori

Con comunicazione del 7 febbraio 2014 Banca d’Italia ha fatto il punto della situazione relativamente ai riflessi derivanti dalla ammissione del debitore alla procedura di concordato preventivo sulla classificazione per qualità del relativo credito ad opera dei soggetti sottoposti alla vigilanza di Banca d’Italia e ciò in relazione sia ai bilanci, sia alle segnalazioni alla Centrale Rischi tenuta dalla medesima Autorità di vigilanza.

Nello specifico viene evidenziato come, essendo il presupposto dell’ammissione del concordato il solo stato di crisi ed avendo tale procedura sempre più spesso l’obiettivo del risanamento del debitore che vi accede, le suddette segnalazioni e, in particolare, quelle alla Centrale Rischi dovranno tendenzialmente escludere la classificazione a sofferenza del relativo credito.

Tale affermazione viene espressamente riferita alle ipotesi del c.d. concordato “in bianco” – disciplinato dall’art. 161, VI comma, l.f. – e del concordato con continuità aziendale – regolato dall’art. 186 bis l.f. – in ragione, rispettivamente, dei profili di incertezza che connotano la prima ipotesi e della prosecuzione dell’attività d’impresa nella seconda, la quale potrebbe risultare danneggiata dalla presenza di segnalazioni a sofferenza. In tali ipotesi il credito dovrà essere segnalato “ad incaglio”.

A tale riguardo si ricorda come la segnalazione a sofferenza presupponga che il debitore in situazione di sostanziale insolvenza, ancorché non giudizialmente accertata, mentre l’incaglio coincide con una temporanea situazione di obiettiva difficoltà suscettibile di essere rimossa in un congruo periodo di tempo.

Eccezioni a tale regola sono rappresentate, alternativamente, dalla ricorrenza di elementi che inducano gli intermediari a classificare in autonomia il debitore tra le sofferenze ovvero dalla presenza di tale tipo di segnalazione al momento della presentazione della domanda.

Specifica disciplina viene, invece, dedicata all’ipotesi del concordato con continuità e, in particolare, al caso in cui il piano concordatario preveda la cessione dell’azienda in esercizio ad una società terza.

In tale ipotesi, infatti, si deve distinguere in due ulteriori sottoipotesi, rappresentate, rispettivamente, dalla cessione ad una società appartenente o meno al medesimo gruppo economico della conferente, posto che nel primo caso l’esposizione dovrà essere segnalata tra i crediti ristrutturati, ad incaglio o a sofferenza, mentre nel secondo verrà classificata in bonis.

Ancorché la comunicazione non ne tratti espressamente, il presupposto dell’applicazione di tale ultima disciplina è rappresentato dal fatto che la proposta di concordato con continuità preveda espressamente che il debito oggetto della segnalazione sia effettivamente compreso nel complesso aziendale trasferito al terzo.

18 febbraio 2014

(Simone Bertolotti – s.bertolotti@lascalaw.com)

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