Diritto dell'Esecuzione Forzata

Le norme ordinarie che regolano il processo di esecuzione (art. 586 e 600 c.p.c.) sono applicabili alla procedura esecutiva esattoriale

Cass., 18 gennaio 2012, Sez. III, n. 692

Massima: “Nell’esecuzione esattoriale il potere del giudice di valutare l’adeguatezza del prezzo di trasferimento non solo non subisce alcuna eccezione rispetto esecuzione ordinaria ma deve essere esercitato con particolare oculatezza, sì da valutare se, nel singolo caso, sia più dannoso per lo Stato creditore il protrarsi dei tempi di riscossione o la perdita della possibilità di realizzare gran parte del proprio credito, a causa della sottovalutazione del bene pignorato. ” (leggi la sentenza per esteso)

La Cassazione Civile, con sentenza n. 692/12, ha recentemente affermato il principio in base al quale le norme ordinarie che regolano il processo di esecuzione si applicano anche nei procedimenti di esecuzione esattoriale.

Nel caso di specie, la Corte ha respinto il ricorso promosso avverso la sentenza del Tribunale che aveva disposto la sospensione della vendita per inadeguatezza del prezzo, ai sensi dell’art. 586 c.p.c., della quota di comproprietà del 50% di un immobile facente capo al debitore, aggiudicata al prezzo corrispondente al valore catastale.

Da ciò deriva che sia l’art. 586 c.p.c. circa il potere di sospendere la vendita quando il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto, sia l’art. 600 c.p.c., circa l’obbligo di procedere alla divisione, quando l’esecuzione sulla quota di un bene indiviso pregiudichi la possibilità di realizzare il valore effettivo, si applicano anche alle procedure esecutive esattoriali.

Ai sensi dell’art. 49 comma II del DPR n. 602/1973 “ Il procedimento di espropriazione forzata è regolato dalle norme ordinarie applicabili in rapporto al bene oggetto di esecuzione, in quanto non derogate dalle disposizioni del presente capo e con esso compatibili”.

L’art. 85 comma 1 dello stesso DPR, nel contesto della disciplina della riscossione coattiva delle imposte sul reddito effettuata mediante espropriazione immobiliare, ammette che il bene assoggettato ad esecuzione possa essere espropriato anche per un valore irrisorio, ma tale articolo potrebbe ritenersi applicabile solo quando l’assegnatario dell’immobile sia lo Stato, non un qualunque privato aggiudicatario. Pertanto, l’interesse del debitore alla realizzazione dell’effettivo valore del bene, viene sacrificato solo a quello dello Stato procedente.

E’stata però successivamente la stessa Corte Costituzionale, nel dichiarare illegittimo il comma 1 dell’art. 85 del DPR laddove prevede che se il terzo incanto ha esito negativo, l’assegnazione abbia luogo “per il minor prezzo tra il prezzo base del terzo incanto e la somma per la quale si procede (anziché per il prezzo base del terzo incanto)” ad aver concluso che, anche nel caso in cui l’aggiudicatario del bene sia lo Stato, il corrispettivo dell’espropriazione deve porsi in rapporto non irragionevole con il valore dell’immobile.

A maggior ragione, pertanto, deve ritenersi che, nel caso in cui l’aggiudicatario sia un privato ed il credito di imposta debba essere soddisfatto sul ricavato della vendita, trovano applicazione le norme ordinarie che regolano il processo di esecuzione.

(Federica Martini – f.martini@lascalaw.com)

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