Le misure di rimborso per soggiorni, cinema e teatro nel Decreto “Cura Italia”

Nel nostro precedente contributo intitolato “Il turismo blindato dal Coronavirus”, avevamo segnalato come l’art. 28 del D.L. n. 9 del 2 marzo 2020 prevedesse l’applicazione dell’art. 1463 del codice civile solamente per i titoli di viaggio e per i pacchetti turistici. E vista la portata poco estensiva del decreto legge n. 9 del 2 marzo 2020, che sembrava proprio voler derogare al codice civile, non contemplando i contratti di locazione turistica o le prenotazione in albergo dirette o effettuate tramite società intermediarie, avevamo auspicato in un intervento chiarificatore da parte del Governo.

Ebbene, un intervento volto a chiarire – o ad ampliare – la portata estensiva del richiamato articolo non ha tardato a sopraggiungere.

L’art. 88 dell’ormai notissimo decreto “Cura Italia”, ha infatti previsto che “le disposizioni di cui all’art. 28 del decreto legge 2 marzo 2020, n. 9 si applicano anche ai contratti di soggiorno per  quali si sia verificata l’impossibilità sopravvenuta della prestazione a seguito dei provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 3 del decreto legge 23 febbraio 2020 n. 6”. Il medesimo articolo ha altresì specificato che “a seguito dell’adozione delle misure di cui all’articolo 2, comma l, lettere b) e d) del decreto del Presidente del Consiglio 8 marzo 2020 e a decorrere dalla data di adozione del medesimo decreto, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1463 del codice civile, ricorre la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta in relazione ai contratti di acquisto di titoli di accesso per spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, e di biglietti di ingresso ai musei e agli altri luoghi della cultura”.

Da una parte, dunque, il nuovo decreto ha ampliato il raggio di tutela, prevedendo il rimborso anche per i contratti di soggiorno, per gli spettacoli, per gli ingressi ai cinema, ai musei o agli altri luoghi di cultura, dall’altra, in deroga all’art. 1463 del codice civile e nell’ottica di preservare, in qualche modo, la liquidità di cassa, ha fatto ricorso alla formula dei “buoni” da utilizzare nei modi e nei termini concordati.

Quanto alla possibilità di ottenere un rimborso in denaro perlomeno per i contratti di soggiorno e per i titoli di viaggio, occorre segnalare come la beffarda ambiguità della congiunzione “ovvero” utilizzata nel D.L. n. 9 del 2 marzo 2020 e la genericità della locuzione impiegata al comma terzo dell’art. 88 del nuovo decreto, lasci trapelare non pochi margini di dubbio circa la possibilità di ottenere un rimborso in denaro.

A onore del vero il comma terzo dell’art. 88 prevede infatti che i soggetti acquirenti, in generale, possano presentare, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, apposita istanza di rimborso al venditore, allegando il relativo titolo di acquisto. Dal canto suo, il venditore, entro trenta giorni dalla presentazione dell’istanza, provvederà all’emissione di un voucher di pari importo al titolo di acquisto, da utilizzare entro un anno dall’emissione.

Qualche zona d’ombra, dunque, permane.

D.L. 17 marzo 2020, n. 18

Federica Vitucci – f.vitucci@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

Le Sezioni Unite si pronunciano sulla competenza a decidere in merito alla condanna del cliente al p...

Contratti

Per il patto fiduciario con oggetto immobiliare che s’innesta su un acquisto effettuato dal fiduci...

Contratti

La rivincita del promissario acquirente

La conclusione della prestazione, che l'art. 2957, comma 2, c.c. individua quale dies a quo del de...

Contratti

X