L’interesse è concreto. Se non ripeti, che interesse c’è?

Ecco le indicazioni del Tribunale di Milano per la chiusura dei fallimenti

Applicazione dell’art. 118 n. 3: deve essere conclusa integralmente la liquidazione interna dei beni inventariati e il fallimento alla chiusura deve essere parte di giudizi pendenti.

La sezione fallimentare del Tribunale di Milano, con pronuncia del 13 aprile 2017, ha chiarito l’ambito applicativo dell’art. 118 n. 3 L.F., stabilendo che il Curatore deve valutare se applicare o meno la chiusura del fallimento in sede di controversie in tutti i casi in cui il fallimento abbia già 4 anni di durata ed abbia ripartito o sia in grado di ripartire qualcosa nei confronti dei creditori.

Il Tribunale ha chiarito che, affinché si possa procedere alla chiusura anticipata in sede di controversie, sono necessarie le seguenti condizioni:

1) il fallimento deve aver concluso integralmente la liquidazione interna dei beni inventariati oppure, non essendo conveniente la liquidazione integrale, i residui beni non alienati devono essere stati abbandonati con il relativo inoltro dell’avviso ai creditori.

2) il fallimento al momento della chiusura deve essere parte dei giudizi pendenti, dai quali aspira a ricavare risorse per far fronte al suo passivo.

Per giudizi è da intendersi qualsiasi procedimento giudiziario, anche di natura esecutiva, individuale o concorsuale, finalizzato alla soddisfazione dei creditori insinuati al fallimento, ciò sia attraverso azioni promosse dal debitore cui il fallimento sia subentrato, sia attraverso cause direttamente instaurate dal Curatore, esistenti nel patrimonio del fallito o sorte col fallimento.

Non può, invece, disporsi la chiusura in pendenze di controversia se il petitum della causa è un bene mobile o immobile.

Nel caso in cui il Curatore rinvenga un fallimento con tali caratteristiche deve redigere una relazione o un’istanza al Giudice Delegato, nella quale devono essere indicati: a) l’esito della liquidazione compiuta e l’eventuale riparto ancora da eseguire; b) l’elenco dei singoli giudizi e procedimenti pendenti, con indicazione dell’oggetto ovvero del petitum e della causa petendi, dello stato e grado degli stessi; c) la relazione dei legali sulle prospettive e sui tempi prevedibili di ciascun giudizio o procedimento; d) le  spese preventive per la difesa e anche per l’eventuale soccombenza, ai fini dell’accantonamento.

Ove la proposta del Curatore sia accolta dal Giudice Delegato, dovrà essere predisposto un rendiconto che dovrà prevedere necessariamente la prosecuzione del procedimento sino al passaggio in giudicato ovvero la transazione della controversia (con l’espressa riserva di esercitare l’azione esecutiva in caso di inadempimento).

Nel rendiconto andranno indicati, anche, i costi derivanti dalla prosecuzione del procedimento, tra cui spese di difesa, spese di eventuale soccombenza, spese per la predisposizione di un nuovo piano di riparto e tutte le spese che potranno servire a determinare l’importo da accantonare.

All’approvazione del rendiconto seguirà l’effettuazione del riparto e l’emissione del procedimento collegiale.

Tribunale di Milano, circolare del 13 aprile 2017 (leggi la circolare)

Ilaria Termine – i.termine@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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