Danno alla società causato da terzi? Legittimo il risarcimento al socio

Le elezioni non giustificano la revoca degli amministratori della società partecipata

Non è configurabile la giusta causa in caso di revoca degli amministratori di società partecipata a seguito di elezioni. Lo ha deciso il Tribunale di Milano, riconoscendo così il diritto al risarcimento del danno in capo agli amministratori di una società partecipata dal comune, in seguito alla revoca degli stessi a seguito di elezioni amministrative.

L’analisi deve prendere le mosse dal disposto dei commi 8 e 9 dell’art.50 TUEL, d.lgs. n.267/2000, laddove si prevede che: “sulla base degli indirizzi stabiliti dal consiglio il sindaco e il presidente della provincia provvedono alla nomina, alla designazione e alla revoca dei rappresentanti del comune e della provincia presso enti, aziende ed istituzioni. Tutte le nomine e le designazioni debbono essere effettuate entro quarantacinque giorni dall’insediamento ovvero entro i termini di scadenza del precedente incarico. In mancanza, il comitato regionale di controllo adotta i provvedimenti sostitutivi ai sensi dell’articolo 136”.

Parte convenuta, sulla scorta di orientamenti della giustizia amministrativa, aveva interpretato tali disposizioni nel senso che “il mutamento dell’assetto politico del comune comporta la decadenza automatica ex lege delle cariche sino ad allora coperte” anche nelle società partecipate (così, in motivazione, Tar Puglia Lecce, 12.2.2018, n.233/2018), con conseguente copertura normativa del meccanismo di c.d. spoils system espressamente previsto dal Regolamento comunale in discussione.

Tale interpretazione tuttavia non pare condivisibile, in quanto non tiene conto della evoluzione della giurisprudenza della Corte costituzionale, culminata nella sentenza n.269/2016 nella cui motivazione veniva sancita l’“incompatibilità con l’art. 97 Cost. di disposizioni di legge, statali o regionali, che prevedono meccanismi di revocabilità ad nutum o di decadenza automatica dalla carica, dovuti a cause estranee alle vicende del rapporto instaurato con il titolare, non correlati a valutazioni concernenti i risultati conseguiti da quest’ultimo nel quadro di adeguate garanzie procedimentali (sentenze n. 52 e n. 15 del 2017, n. 20 del 2016, n. 104 e n. 103 del 2007), quando tali meccanismi siano riferiti non al personale addetto agli uffici di diretta collaborazione con l’organo di governo (sentenza n. 304 del 2010) oppure a figure apicali, per le quali risulti decisiva la personale adesione agli orientamenti politici dell’organo nominante, ma a titolari di incarichi dirigenziali che comportino l’esercizio di funzioni tecniche di attuazione dell’indirizzo politico (sentenze n. 269 del 2016, n. 246 del 2011, n. 81 del 2010 e n. 161 del 2008)”.

Sulla scorta di tale orientamento deve dunque ritenersi che l’art.50 TUEL debba essere oggetto di una interpretazione costituzionalmente orientata, escludendo quindi  una lettura che determini l’automatica decadenza – al momento del rinnovo elettorale degli organi comunali- dei soggetti nominati dal Sindaco quali amministratori nelle società partecipate dal Comune, non trattandosi di soggetti destinati allo svolgimento di funzioni comportanti collaborazione nella formazione dell’indirizzo politico, ma bensì deputati all’attuazione dello stesso e la cui decadenza “automatica” all’atto dell’avvicendarsi dell’organo di indirizzo politico viene a scontrarsi con i principi di cui all’art.97 Cost.

Alla luce di tutto quanto sopra, il Tribunale di Milano ha dunque sancito la non configurabilità di “giusta causa” della cessazione degli attori dalla carica gestoria, con conseguente diritto al risarcimento del danno a favore degli stessi ai sensi del terzo comma dell’art.2383 c.c..

Tribunale di Milano, sentenza del 16 maggio 2019

Edoardo Fracasso – e.fracasso@lascalaw.com

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