Le distanze legali tra edifici sono diritti soggettivi tutelati dal G.O.

La Cassazione ha ribadito che, secondo la sua precedente giurisprudenza, dalla quale non v’è ragione di discostarsi, nelle controversie tra privati derivanti dall’esecuzione di opere edilizie non conformi alle prescrizioni di leggi o degli strumenti urbanistici, viene sempre e soltanto in rilievo la lesione di diritti soggettivi attribuiti ai privati dalle norme medesime, anche se trattasi di norme non integrative di quelle dettate dal codice civile in materia di distanze fra le costruzioni, mentre la rilevanza giuridica della concessione edilizia si esaurisce nell’ambito del rapporto pubblicistico tra l’amministrazione e il richiedente (Sez. U, Ordinanza n. 21578 del 19/10/2011).

Ha, quindi, ricordato che, ai sensi dell’art. 5 della legge 20 marzo 1865 n. 2248 All. E., il giudice ordinario ha il potere di disapplicare l’atto amministrativo illegittimo e, a tal fine, può sindacare tutti i possibili vizi di legittimità dei provvedimento amministrativo (incompetenza, violazione di legge e eccesso di potere), alla stessa stregua del giudice amministrativo; anche se non ha il potere (come peraltro lo stesso giudice amministrativo) di sostituire l’amministrazione negli accertamenti e valutazioni di merito che ad essa competono (cfr. da ultimo Sez. L, Sentenza n. 14728 del 2610612006, Rv. 590927).

La Corte di Appello, nel caso di specie, aveva sindacato la legittimità della concessione in deroga rilasciata dal comune, in conformità ai richiamati principi di diritto, pervenendo alla conclusione della sua illegittimità per contrasto con le norme regionali vigenti. In particolare, la Corte territoriale aveva spiegato le ragioni per le quali, nel caso di specie, non ricorrevano le condizioni per concedere la deroga sulle distanze legali prevista dall’art. 5 del detto decreto assessoriale regionale. Il Giudice di merito aveva concluso, perciò, per la sussistenza, nel caso oggetto di giudizio, della violazione della disciplina sulle distanze legali, dovendosi fare applicazione del regolamento edilizio del comune Sassari del 1997 che prevedeva una distanza di metri 10 in caso di pareti finestrate, nella specie non rispettata.

Secondo la Cassazione la Corte di merito ha giustificato la sua decisione con una motivazione esauriente, esente da vizi logici e giuridici; cosicché ha ritenuto la doglianza del ricorrente infondata ribadendo, quindi, i principi di cui sopra in materia di distanze legali.

Cass., Sez. II,  18 maggio 2016, n. 10265 (leggi la sentenza)

Walter Pirracchiow.pirracchio@lascalaw.com

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