European Banking Authority: servizi finanziari a distanza e tutela del consumatore

Le differenze tra mutuo fondiario e mutuo di scopo: la Cassazione fa il punto

La Corte di Cassazione ha ribadito le differenze tra mutuo di scopo e mutuo fondiario.

I ricorrenti sostenevano che i mutui per i quali si erano costituiti come garanti, formalmente indicati come fondiari, erano in realtà mutui di scopo, diretti a finanziare alcune opere edili della società. Inoltre, dato che il denaro era stato destinato dall’amministratore unico della società mutuataria per finalità estranee allo scopo, essi dovessero ritenersi nulli, unitamente alle garanzie prestate.

Il Tribunale di Ferrara aveva rigettato le domande, con sentenza confermata dalla Corte d’appello di Bologna, affermando che i mutui fondiari non avessero, nel caso, natura di mutui di scopo.

La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria n. 20150/2020 del 20.07.2020, ha rinviato la discussione della controversia alla pubblica udienza per le questioni di rilievo nomofilattico in relazione al mutuo di scopo.

La pronuncia in parola prende le mosse da un’interpretazione sistematica, per la quale rileva il contenuto complessivo del regolamento contrattuale, come previsto dall’art. 1363 c.c., tenendo conto dell’economia e degli interessi perseguiti dalle parti.

Ricorda la Cassazione come il mutuo di scopo sia preordinato alla realizzazione di una finalità convenzionale necessaria, tale da contrassegnare la funzione consistente nel procurare al mutuatario i mezzi economici destinati ad un’utilizzazione vincolata.

L’elemento caratterizzante è dato dal fatto che una somma di danaro viene concessa al mutuatario esclusivamente per raggiungere una determinata finalità, condivisa dal mutuante, la quale in tal modo entra a far parte del sinallagma contrattuale.

Il mutuo di scopo, dunque, si differenzia dallo schema tipico del contratto di mutuo sia dal punto di vista strutturale, in ragione dell’obbligo di realizzare lo scopo previsto con l’attuazione in concreto dell’attività programmata, sia dal punto di vista funzionale, in quanto nel sinallagma assume rilievo essenziale anche quest’ultima prestazione, in termini di corrispettivo dell’ottenimento della somma erogata.

Il punto centrale della questione, secondo la Suprema Corte, «è che in tutti i casi in cui sia dedotta l’esistenza di un mutuo di scopo convenzionale, è pur sempre necessario che la clausola di destinazione della somma mutuata, incidendo sulla causa del contratto, finisca per coinvolgere direttamente anche l’interesse dell’istituto finanziatore; nel senso che, qualora – invece – venga prevista nel contratto di finanziamento una destinazione delle somme erogate nell’interesse del mutuatario, si realizzerebbe una mera esteriorizzazione dei motivi del negozio, di per sé non comportante una modifica del tipo contrattuale; in tale eventualità, pertanto, non si potrebbe parlare di mutuo di scopo (sebbene uno scopo, in senso lato, vi sia ovviamente per il sovvenuto), poiché la mera indicazione dei motivi, non accompagnata da un programma contrattuale teso alla loro realizzazione, non è di per sé idonea a modificare il tipo negoziale. Pertanto, per distinguere l’un tipo dall’altro, ove manchi un interesse del mutuante allo scopo, sul mutuatario non grava uno specifico obbligo di destinazione delle somme erogate; la qualificazione in termini di mutuo di scopo si può, invece, affermare quando sia rinvenibile un obbligo specifico del mutuatario nei confronti del mutuante, in ragione dell’interesse di quest’ultimo – diretto o indiretto – alla specifica modalità di utilizzazione delle somme per un determinato scopo; negli altri casi, l’inosservanza della destinazione indicata in contratto non rileva ai fini della validità o meno del contratto stesso».

In sintesi, non si può parlare di mutuo di scopo allorquando la semplice indicazione dei motivi non è supportata da un programma contrattuale finalizzato alla loro realizzazione, e in tal caso l’inosservanza della destinazione indicata in contratto non rileva ai fini della validità o meno del contratto stesso.

In ragione di tali rilievi, la Corte si è pronunciata per il rigetto del ricorso.

Cass., Sez. III, 14 aprile 2021, n. 9838

Riccardo Stefan – r.stefan@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Segnaliamo oggi una sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Milano relativa ad una azione di rip...

Contratti Bancari

Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

In caso di violazione della normativa antitrust, e in particolare, dell’articolo 2 della legge n....

Contratti Bancari

Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

La quaestio iuris concernente la nullità della fideiussione per violazione della normativa anti-tr...

Contratti Bancari

X