Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

Le dichiarazioni dell’amministratore al G.D. costituiscono prova nel processo penale

Ove le dichiarazioni rese dell’amministratore innanzi al Giudice Delegato nell’ambito della procedura fallimentare vengano verbalizzate, le stesse costituiscono prova documentale utilizzabile in sede di un eventuale giudizio penale contro l’amministratore.

Corte di Cassazione, V Sezione Penale, sentenza n. 27898 del 6 luglio 2016

La Corte di appello di Catania confermava la sentenza di condanna inflitta per i reati di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale ad un imputato riconosciuto quale amministratore di fatto di una società fallita.

Nel corso del processo erano state utilizzate, quali prove a suo carico, le dichiarazioni rese dallo stesso e dalla moglie (amministratrice di diritto) al Giudice Delegato nell’ambito della procedura fallimentare.

L’imputato proponeva ricorso per Cassazione in quanto, a suo avviso, le dichiarazioni rese al Giudice delegato – in assenza del difensore – non avrebbero potuto essere acquisite al fascicolo del dibattimento come produzione documentale.

Infatti, il ricorrente sosteneva che i verbali di interrogatorio davanti al G.D. fossero atti della procedura fallimentare che, in quanto tali, non potessero far prova delle narrazioni rese innanzi a quest’ultimo.

La Suprema Corte non accoglieva il ricorso dell’imputato,  ribadendo come l’orientamento consolidato della Giurisprudenza di legittimità avesse sempre considerato prove documentali (e dunque suscettibili di essere inserite nel fascicolo processuale) sia la relazione del curatore fallimentare, che le dichiarazioni provenienti dal fallito o dall’amministratore di società fallita e raccolte dal curatore nell’esercizio del proprio ufficio.

Ciò in quanto – motiva la Corte – gli accertamenti documentali e le dichiarazioni ricevute dal curatore costituiscono prove rilevanti nel processo penale al fine di ricostruire le vicende amministrative della società”.

Pertanto, i Giudici di legittimità ritenevano corretto l’inserimento di tali documenti nel fascicolo processuale, sancendo che il principio di separazione delle fasi non si applica agli accertamenti aventi funzione probatoria, preesistenti rispetto all’inizio del procedimento o comunque appartenenti al contesto del fatto da accertare (cfr. Cass., Sez. 5, 3.3.2015 n. 32388, Rv. 264255; Cass., Sez. l’, 26.7.2013, n. 49132, Rv. 257650; Cass. Sez. 5, 9.6.2004, n. 39001, Rv. 229330).

Fabrizio Manganiellof.manganiello@lascalaw.com 

Davide Manzod.manzo@lascalaw.com

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