L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

Le delibere condominiali soddisfano le condizioni per l’emissione del decreto ingiuntivo

Il credito vantato dal Condominio nei confronti del condomino diviene certo ed esigibile con l’approvazione assembleare e dunque l’amministratore può legittimamente procedere alla riscossione dei contributi condominiali, anche senza previa diffida.

Così ha concluso il Tribunale di Roma, in funzione di appello, in una recente sentenza.

Nel caso che ci occupa il Giudice di Pace aveva emesso un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo nei confronti di un condomino per il pagamento di spese chieste a titolo di quote condominiali, oggetto di delibere condominiali che avevano rispettivamente approvato il bilancio preventivo della gestione condominiale nonché i relativi piani di riparto.

In seguito ad opposizione, rigettata dal Giudice di Pace adito, il condomino soccombente proponeva appello, anch’esso rigettato.

Il Tribunale nella motivazione della sentenza ha premesso che l’opposizione ex art. 645 c.p.c., promossa dal singolo condomino, non può riguardare questioni inerenti la legittimità della delibera assembleare condominiale posta a suo fondamento, atteso che in tale contesto ciò che rileva è esclusivamente l’esecutività della decisione; il procedimento di opposizione può quindi avere ad oggetto le sole doglianze in ordine alla sussistenza del debito o alla documentazione costituente prova scritta dell’ingiunzione ma non anche la validità della stessa che può venire contestata solamente ed esclusivamente con l’impugnazione di cui all’art. 1137 c.c.. È infatti in sede di impugnazione ex art. 1137 c.c. che può essere vagliata ogni doglianza relativa alla legittimità della delibera e la sua eventuale sospensione. Solo in caso di sospensione della delibera nella sua sede naturale, peraltro, potrebbe essere fatto valere tale impedimento nel giudizio di condanna per il mancato pagamento delle spese.

Alla luce di quanto sopra, secondo il giudice dell’appello, le delibere oggetto di giudizio costituiscono titolo di credito del condominio e provano, di per sé, l’esistenza di tali crediti, legittimando la concessione del decreto ingiuntivo.

Il Tribunale ha, quindi, rilevato che il credito condominiale non deve ritenersi esigibile solo dopo la diffida, considerandosi “certo” e “liquido” con l’approvazione assembleare dello stato di ripartizione, indifferentemente che si tratti d riparto preventivo o consuntivo, nonché “esigibile” quando la scadenza del termine rende attuale l’obbligo di pagamento.

A corollario di ciò si rileva come già la Suprema Corte di Cassazione avesse affermato il principio secondo cui il bilancio preventivo sarebbe azionabile sino a che non sia scaduto l’esercizio cui esso si riferisce e che è compito dell’amministratore procedere al recupero del credito.

Sempre la Corte di legittimità aveva chiarito che il sollecito al condomino moroso non è obbligatorio, né può essere una condizione di procedibilità del recupero del credito (neppure se il regolamento di condominio preveda la previa diffida, in quanto la violazione di siffatta regola può al più far discendere in capo all’amministratore medesimo una responsabilità da inesatto adempimento del mandato).

In conclusione, le somme ingiunte sono dovute a fronte della mera delibera approvata dai condomini, non avendo del resto – nel caso di specie – parte opponente provato di aver corrisposto in tutto o in parte importi in qualche modo riferibili alle somme oggetto dei riparti approvati.

Trib. Roma, 8 gennaio 2020, n. 247

Andrea Ferraguto – andrea.ferraguto@lascalaw.com

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