Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Le contestazioni generiche non inficiano la validità del mutuo

In un giudizio di opposizione all’esecuzione immobiliare, il Giudice ha rigettato l’istanza di sospensione della procedura esecutiva osservando come i motivi di opposizione non apparivano sorretti da un fumus di verosimile fondatezza, ovvero la contestazione poteva al più attenere al quantum debeatur  e non alla validità delle clausole contrattuali. In particolare, incalzato dalle contestazioni del ricorrente, prende interessanti posizioni su diversi aspetti in materia di mutuo.

Nel caso in commento, il debitore esecutato promuoveva opposizione ex art. 615, II comma, c.p.c., sostenendo che la mancata indicazione dell’Isc/Taeg, di cui al mutuo oggetto di causa, comportasse l’applicazione delle conseguenze sanzionatorie previste dall’art. 117 TUB.  In punto usura, invece, lamentava l’applicazione di interessi usurari, arrivando a sostenere che, al fine della verifica usura ex L. 108/96, è necessario tener conto degli interessi di mora, nonché collegando impropriamente al Taeg l’asserita usurarietà della pattuizione contrattuale. Da ultimo, asseriva che, in considerazione dell’applicazione del c.d. piano di ammortamento alla francese, si realizzasse un fenomeno anatocistico.

Si costituiva in giudizio la Banca, evidenziando in primo luogo la genericità delle doglianze avversarie e, in ogni caso, la loro infondatezza in fatto e in diritto.

Con provvedimento del 11 giugno 2020, il Giudice dell’esecuzione rigettava l’istanza di sospensione, evidenziando, in motivazione, come le doglianze di parte ricorrente fossero fondate su premesse metodologiche non condivisibili.

Quanto al Taeg, il Giudice osservava come lo stesso rappresenti un dato sintetico che riassume i costi pattuiti e, pertanto, la sua mancata/erronea indicazione “non determina conseguenze invalidanti con correlata applicazione del saggio Bot ai sensi dell’art. 117 TUB, bensì semmai rilevi sotto il profilo della violazione di un obbligo di trasparenza e di informazione”.

In punto usura, invece, dopo una breve premessa sulla distinzione tra il Teag (Tasso annuo effettivo globale) e Teg (Tasso effettivo globale), sottolineava che solo quest’ultimo deve essere preso in considerazione quale indicatore al fine della verifica usura ex L. 108/96. In particolare, precisava che nel rilevamento del TEGM non deve essere conteggiato l’interesse moratorio ma soltanto quello correspettivo e “pur volendo dare rilevanza anche all’orientamento giurisprudenziale proposto dall’opponente, che occorra comunque procedere all’individuazione del parametro al quale fare riferimento allo scopo di fissare il tasso soglia con riferimento all’interesse moratorio”. Sul punto, il Giudicante di Latina, aderisce a quella parte della giurisprudenza che, aderendo alle istruzioni della Banca d’Italia, prevede di aggiungere 2,1 punti ai TEG medi pubblicati e, su tale valore, determinare quindi la “nuova” soglia inclusiva degli interessi.

Nel caso di specie, però, non risultava la violazione di detto limite.

Quanto alla contestazione con la quale l’opponente rilevava la violazione del divieto di anatocismo del c.d. ammortamento alla francese, si legge inequivocabilmente che: “il c.d. ammortamento alla francese – il quale prevede rate costanti per la restituzione – non comporti né indeterminatezza del tasso, né automatica capitalizzazione di interessi e non sia in contrasto con il divieto di anatocismo, né con i doveri di trasparenza, atteso che il meccanismo prevede infatti rate composte da una quota di capitale e da una quota di interessi calcolata sul capitale residuo, in modo che, nel progredire dell’ammortamento, la quota capitale cresce progressivamente mentre quella per interessi, calcolata solo sul capitale residuo e non sugli interessi già scaduti è via via decrescente (…). Sul punto la Corte di legittimità, nonché la maggior parte della giurisprudenza di merito, hanno ritenuto che la composizione della rata secondo il criterio suddetto non determini anatocismo, evidenziando che “La caratteristica del cd. piano di ammortamento alla francese non è, quindi, quella di operare un’illecita capitalizzazione composta degli interessi, ma soltanto quella della diversa costruzione delle rate costanti, in cui la quota di interessi e quella di capitale variano al solo fine di privilegiare nel tempo la restituzione degli interessi rispetto al capitale”.

Alla luce di tutte le suesposte argomentazioni, il Tribunale di Latina, nella persona del Giudice Dott.ssa Alessandra Lulli, ha rigettato l’istanza di sospensione della procedura esecutiva e, attesa la validità della clausole contrattuali, precisava che laddove l’applicazione degli interessi in diversa misura conducesse ad un importo inferiore a quello azionato, la contestazione, attenendo al quantum debeatur, non sarebbe idonea ad arrestare l’esecuzione, potendo essere fatta valere nella fase della distribuzione.

Trib. Latina, Sez. I, 11 giugno 2020

Giulia Martucci – g.martucci@lascalaw.com

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