Diritto Processuale Civile

Le conseguenze derivanti dalla ritardata cancellazione del protesto dal registro informatico

Trib. Brindisi, 19 aprile 2013 (leggi la sentenza per esteso)

Il Tribunale di Brindisi, nella sentenza oggetto di commento, ha affermato che la ritardata cancellazione del protesto produce un pregiudizio nei confronti del debitore e, conseguentemente, fa sorgere in capo a quest’ultimo il diritto a pretendere il risarcimento del relativo danno, purché la lesione sia grave e sia stata concretamente provata da parte del richiedente.

In specie, nella suddetta sentenza si evidenzia come proprio tale condotta si ponga, palesemente, in contrasto con la norma in virtù della quale il debitore protestato e riabilitato ha diritto di ottenere la cancellazione definitiva dei dati relativi al protesto anche dal registro informatico e, la cui ratio è, appunto, quella di assicurare la eliminazione di una informazione che può essere pregiudizievole per il debitore protestato.

Tale principio è stato, espressamente, ribadito anche dalle Sezioni Unite della Suprema Corte, le quali hanno affermato e riconosciuto in capo al debitore, che abbia provveduto al pagamento della cambiale o del vaglia cambiario protestati, il diritto soggettivo ad ottenere la cancellazione del proprio nome dal registro informatico dei protesti (Cass. Civ., Sez. Un., 25.02.2009 n. 4464).

E’noto, infatti, che l’essere stato destinatario di protesti, a prescindere dalla intervenuta riabilitazione, sia una circostanza idonea a generare sfiducia rispetto alla solvibilità del segnalato e, dunque, sotto questo aspetto, rappresenta una circostanza certamente pregiudizievole per il medesimo debitore.

Sotto il profilo probatorio, si è inoltre ritenuto che la ritardata cancellazione del protesto, al pari del protesto illegittimo, sia un fatto solo potenzialmente produttivo di danno e, pertanto, sarà onere del danneggiato fornire la prova circa l’esistenza e l’entità del pregiudizio, nonché circa la gravità della lesione e la non futilità del danno (in tal senso si vedano anche Cass. Civ. 16.02.2012 n. 2226; Cass. Civ. 08.09.2011 n. 18476 e Cass. Civ. 25.03.2009 n. 7211).

Quanto poi al profilo del danno risarcibile, nella sentenza in questione è stato riconosciuto solo quello conseguente alla lesione alla reputazione personale e commerciale dell’attore e non anche quello morale pure richiesto dal danneggiato.Al riguardo, è stato infatti osservato che la richiesta di pagamento del danno morale presuppone l’esistenza di una fattispecie penalmente rilevante che, all’opposto, nel caso di specie non è stato rilevata.

Infine, si segnala come ai fini della corretta quantificazione del danno, si sia fatto ricorso alla c.d. equità calibrata, criterio che consente al Giudice la possibilità di modulare il risarcimento ponendo a confronto le fattispecie portate dai precedenti giurisprudenziali intervenuti in materia di risarcimento del danno non patrimoniale e la fattispecie concretamente posta alla sua attenzione.

(Gabriella Cantafora – g.cantafora@lascalaw.com)

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