Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

Le conseguenze della mancata produzione del contratto

La mancata produzione in giudizio del contratto di conto corrente è il tema centrale toccato dalla recente sentenza del Tribunale di Salerno, che ha respinto tutte le domande formulate da una società correntista verso la propria Banca.

L’attrice aveva chiesto, in primo luogo, dichiararsi la nullità parziale del contratto di conto corrente, relativamente alle clausole determinative del tasso di interesse ultralegale e di interessi anatocistici.

Sul punto il Magistrato ha precisato che, secondo i principi di distribuzione dell’onere della prova, ricade sulla società attrice l’onere di provare la nullità delle clausole mediante la produzione del testo contrattuale che le contiene.

Nel caso di specie, l’attrice nulla ha prodotto e, sottolinea il Giudice, neppure è stata avanzata, entro il termine fissato per la seconda memoria ex art. 183, comma 6, c.p.c. un’istanza di ordine di esibizione, ex art. 210 c.p.c.  “Per tali ragioni, inerenti il mancato assolvimento dell’onere probatorio, l’azione di nullità deve essere rigettata, non potendosi dichiarare la nullità parziale di un contratto non portato alla cognizione del giudice.”

Ma la mancata produzione del contrato, per il Tribunale di Salerno, ha ulteriori conseguenze, anche in tema di prescrizione, eccezione tempestivamente formulata dall’Istituto di credito con la propria costituzione in giudizio.

E’ evidente – sottolinea il Magistrato – che tale onere vale non solo rispetto all’azione di nullità parziale del contratto, che esige la prova dell’esistenza delle clausole nulle, ma anche rispetto all’azione di rideterminazione del saldo e di restituzione dei versamenti diretti a coprire poste passive illegittime (interessi ultralegali, anatocistici, commissioni di massimo scoperto e spese).  La ricostruzione documentale non può, infatti, prescindere dal titolo genetico (il contratto), non essendo sufficiente la sequenza delle operazioni contabili registrate, delle poste attive e passive che concorrono a determinare il saldo finale. Per tali ragioni, inerenti il mancato assolvimento dell’onere probatorio, anche la domanda di condanna al pagamento del saldo attivo, previa ricostruzione del saldo finale, deve essere rigettata, indipendentemente dall’operatività della prescrizione decennale.

Particolarmente significativa è la precisazione che “Nel caso di specie, in mancanza del contratto deve ritenersi che i versamenti eseguiti dalla società correntista sul conto siano di natura solutoria, diretti ad estinguere il passivo di un conto corrente non affidato (c.d. scoperto di conto).”

In conclusione, la mancata produzione del contratto ha avuto una portata decisiva, determinando il rigetto di tutte le domande attoree.

Trib.Salerno, 11 giugno 2020, n. 1357

Paola Maccarrone – p.maccarrone@lascalaw.com

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