Contenzioso finanziario

Le commissioni d’intermediazione in favore dell’intermediario finanziario nell’ambito delle operazioni di swap

Trib. Verona, 10 dicembre 2012 (leggi la sentenza per esteso)

Una recente pronuncia del Tribunale di Verona (10 dicembre 2012) ha confermato la legittimità in ordine alla applicazione delle commissioni d’intermediazione nel caso di negoziazione di contratti di swap, affermando che nell’ambito della modalità operativa tipica della conclusione di questi ultimi “la banca non assume un rischio di mercato nel momento in cui conclude un contratto con l’impresa cliente, poiché a fronte di esso ne conclude uno speculare con un soggetto terzo (generalmente un altro istituto di credito). La banca assume invece un rischio di credito sia nei confronti del cliente sia nei confronti del soggetto con il quale viene stipulato il contratto di segno contrario diretto a neutralizzare il primo, sebbene il secondo sia di solito inferiore al primo. I predetti profili operativi consentono di comprendere come, in ogni operazione di swap, esista un margine lordo (questa l’espressione più corretta anziché quella di commissione) implicito a favore della banca, che è costituito, da un lato, dalle condizioni più favorevoli che la stessa spunta sul mercato per concludere il contratto di segno contrario, e, dall’altro, dalla copertura del rischio di credito e dei costi operativi. È evidente, poi, come tale margine lordo di intermediazione non comporti, né al momento della conclusione dello swap che durante la sua vigenza, un esborso a favore dell’istituto di credito da parte del cliente ma consista nella differenza tra il valore corrente (cd. fair value) del contratto al momento della sua rilevazione e il fair value di analogo contratto stipulato, a condizioni praticate sul mercato, con soggetti terzi. Peraltro è opportuno chiarire che alla stipulazione del contratto il mark to market è solo astrattamente nullo mentre di fatto è normalmente positivo per la banca, risentendo del predetto margine lordo (l’indicazione del valore par del derivato, riportata solitamente nel documento sui rischi generali negli investimenti finanziari, in conformità all’Allegato 3 al regolamento Consob numero 11522 del 1998, paragrafo 4, parte B, deve essere pertanto riferita al prezzo, distinto dalle commissioni e o dal margine di intermediazione percepito dall’intermediario). Solo nel caso in cui il contratto di swap giunga alla sua naturale scadenza o venga risolto anticipatamente il cliente è tenuto a corrispondere all’istituto di credito il cd. costo di uscita del derivato, comprensivo anche del margine di intermediazione. L’entità di questa voce è tanto maggiore quanto più elevato è il numero delle rinegoziazioni che il contratto di swap abbia subito poiché, in occasione di ciascuna di esse, la banca effettua delle operazioni di copertura con le caratteristiche sopradescritte maturando in relazione a ciascuna di esse un margine di intermediazione, dato dalla differenza tra il mark to market e la somma riconosciuta al cliente a titolo di up front”.

In definitiva, quindi, “l’esistenza del margine lordo non è di per sé segno di una patologia dell’operazione ma è anzi del tutto fisiologica, a meno che l’importo di esso sia eccessivo comportando uno sbilanciamento dell’operazione a danno del cliente”.

(Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com)

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