Polizze linked e norme applicabili nel tempo

L’azione risarcitoria dell’investitore

Due recenti pronunce della Suprema Corte danno conto, in maniera diversa, di quale sia il dovere di allegazione dell’inadempimento dell’intermediario finanziario e del danno, oltreché della valutazione del nesso causale.

La prima delle due pronunce, ponendo l’attenzione sull’onere di informativa imposto con riguardo alla negoziazione di strumenti finanziari derivati e warrant, in relazione alle perdite dei valori costituiti a titolo di provvista e garanzia, rileva come, da un lato, la Comunicazione Consob (nello specifico la n. 30396/2000) non abbia “valore precettivo […] non assurge[ndo] a dignità regolamentare” e, dall’altro lato, come sia la finalità sostanziale dell’informativa e lo scopo comunque raggiunto a rendere “trascurabile” un eventuale inadempimento dell’intermediario.

Nello specifico, l’inosservanza di un (duplice) adempimento informativo (previsto dalla Comunicazione Consob citata), evidentemente rafforzativo sul carattere informativo per il cliente, può non produrre danno, allorché “si rileva improduttiva di effetti se sia provato [che] il cliente sia debitamente notiziato della perdita subita”.

La seconda decisione, invece, affronta eterogenei temi dibattuti nel panorama giurisprudenziale in relazione a quale sia l’onere di allegazione dell’inadempimento dell’investitore e di prova del nesso causale, nonché come possa provarsi il corretto operato dell’intermediario.

Sul primo aspetto il Collegio ricorda che sarebbe onere dell’investitore allegare l’inadempimento “mediante la pur sintetica ma circostanziata individuazione delle informazioni che l’intermediario avrebbe omesso di somministrare”, mentre la prova del nesso causale non può considerarsi in re ipsa anche nel caso di inadeguatezza dell’operazione, valendo semmai come accertamento in via presuntiva (“l’inadeguatezza dell’operazione comporta un alleggerimento dell’onere probatorio gravante sull’investitore, ai fini dell’esercizio dell’azione risarcitoria (non nel senso che il danno derivante dall’inadempimento degli obblighi informativi possa considerarsi in re ipsa, ma in quello, più limitato, di consentire l’accertamento, in via presuntiva, del nesso di causalità)”).

Importante è la conferma in ordine al fatto che le dichiarazioni sottoscritte dall’investitore, contenute nella documentazione negoziale, sono idonee a dimostrare il corretto operato dell’intermediario: “ora, quanto alla c.d. informazione attiva, a fronte di una risultanza documentale, la sottoscrizione sui moduli predisposti dalla banca della dichiarazione in ordine all’adeguatezza delle informazioni specifiche ricevute dall’intermediario su ciascuno dei titoli acquistati, era onere degli investitori allegare in cosa la concreta informazione ricevuta era stata carente; invero, la dichiarazione sottoscritta dal cliente in ordine all’adeguatezza della specifica informazione ricevuta su ciascun titolo acquistato fa soltanto presumere che l’obbligo sia stato assolto dall’intermediario, cosicché spettava agli attori allegare quali specifiche informazioni erano state omesse, al fine di far gravare sull’intermediario l’onere di provare, con ogni mezzo, che invece quelle informazioni erano state specificamente rese, ovvero che esse non fossero dovute”.

Cass., Sez. I Civ., 8 maggio 2019, n. 12052

Cass., Sez. I Civ., 10 maggio 2019, n. 12556

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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