Diritto Processuale Civile

L’azione di risarcimento danni derivante da domanda illegittimamente trascritta può essere esercitata in autonomo giudizio

– Cass., 23 marzo 2011, Sez. Un., n. 6597, in Guida al diritto, n. 18/11, pag. 31

Massima: "L’azione di risarcimento del danno subito in conseguenza della trascrizione di una domanda giudiziale trova il suo titolo giuridico nell’articolo 2043 del Cc nell’ipotesi di domanda non trascrivibile, in quanto non ricompresa in nessuno dei casi previsti dagli articoli 2652 e 2653 del Cc, dovendosi ravvisare nella formalità eseguita contra legem un vero e proprio fatto illecito (trascrizione illegittima). Ne consegue che la domanda di risarcimento dei danni può, in tale fattispecie, essere proposta in un separato processo e non soltanto nel corso del giudizio relativo alla pronuncia di merito. L’azione risarcitoria trova invece fondamento nell’articolo 96, comma 2, del Cpc, che disciplina la responsabilità processuale aggravata, nell’ipotesi di domanda che, pur essendo astrattamente suscettibile di trascrizione, in concreto non poteva esserlo, non sussistendo il diritto che con quella domanda viene fatto valere (trascrizione ingiusta), sicché solo in tale evenienza è preclusa la possibilità di accertare il danno in un giudizio autonomo."  (leggi la sentenza per esteso)

Con sentenza n. 6597 del 23 marzo 2011, le Sezioni Unite della Cassazione hanno riconosciuto la possibilità di esercitare in autonomo giudizio l’azione di risarcimento dei danni subiti in conseguenza della trascrizione di una domanda giudiziale effettuata fuori dai casi previsti dalla legge.

Detta pronuncia pone così fine al contrasto giurisprudenziale venutosi a creare circa l’ambito di applicabilità dell’art. 96 c.p.c. e la sua operatività in concorso con l’art. 2043 c.c. in tema di trascrizione illegittima, statuendo al contempo che la responsabilità aggravata – di cui alla norma processuale – si possa configurare solo nell’ipotesi di trascrizione ingiusta.
Le Sezioni Unite giungono a detta conclusione rilevando il carattere di norma speciale rivestito dall’art. 96 c.p.c. in ambito di responsabilità da fatto illecito, e sottolineando come, nei casi contemplati dalla detta norma, il fatto costitutivo della responsabilità (ossia l’esistenza o inesistenza del diritto vantato e le modalità con cui lo stesso è stato esercitato, ivi compresa la trascrizione) forma l’oggetto della domanda principale.

In proposito, la Suprema Corte evidenzia come la richiesta di risarcimento ex art. 96 c.p.c., venga articolata in modo differente rispetto a quella ordinaria di cui all’art. 2043 c.c.: ai sensi della prima disposizione, infatti, la pronuncia di condanna avviene su istanza di parte – in capo alla quale non è previsto alcun termine di presentazione – e prevede che oltre alla soccombenza della parte, la medesima abbia tenuto nel corso del giudizio una condotta connotata da mala fede o da colpa grave.

Da ciò ne deriverebbe che in mancanza di condotta processuale connotata da mala fede ovvero da colpa grave, la parte danneggiata risulterebbe privata dell’azione ordinaria di risarcimento danni di cui all’art. 2043 c.c..
In difetto, quindi, di una specifica previsione di responsabilità derivante da trascrizione illegittima all’interno dei casi contemplati dall’art. 96 c.p.c., stante, altresì, il carattere di specialità attribuito alla stessa norma, occorre favorire un’interpretazione che sia in armonia con il principio costituzionale del riconoscimento e della tutela del diritto di agire in giudizio.

Non si può, dunque, precludere al soggetto che subisce la trascrizione illegittima – e che non era tenuto a compiere le opportune verifiche stante la non trascrivibilità della domanda – la possibilità di agire anche in autonomo giudizio ex art. 2043 c.c. per il risarcimento dei danni dal medesimo subiti.

(Elisabetta D'Ippolito – e.dippolito@lascalaw.com)

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Riattivazione del processo di notificazione, attenzione agli incidenti di percorso

Il deposito telematico degli atti si intende perfezionato, per il depositante, nel momento in cui è...

Diritto Processuale Civile

PCT e deposito tempestivo...occhio alla consegna!

“Ai fini della condanna ex art. 96 terzo comma c.p.c. può costituire abuso del diritto all’impu...

Diritto Processuale Civile

Notifica PEC a buon fine, se segue alla lettera le normative

La tardiva iscrizione a ruolo del giudizio di opposizione comporta improcedibilità dell’azione, c...

Diritto Processuale Civile