Crisi e procedure concorsuali

L’azione di responsabilità promossa dal creditore contro amministratori e sindaci di società in concordato preventivo

Tribunale di Piacenza, 12 febbraio 2015

Con decreto del 12 febbraio 2015, il Tribunale di Piacenza è intervenuto sull’ammissibilità dell’azione di responsabilità ex art. 2394 c.c. promossa dal creditore contro gli amministratori e sindaci di una società in concordato preventivo con cessione dei beni.

Il Tribunale, dopo un esame approfondito delle domande formulate dal creditore , ha escluso che sussistessero motivi ostativi alla promozione della suddetta azione, sulla base, innanzitutto, della considerazione secondo la quale  è lo stesso art. 184 della Legge Fallimentare, che disciplina l’effetto esdebitatorio del concordato preventivo, a far salva questa possibilità per i creditori anteriori alla pubblicazione del ricorso di cui all’articolo 161, Legge Fallimentare nel registro delle imprese.

Il vincolo derivante dalla procedura non incide, infatti, sui diritti dei singoli creditori nei confronti della società, i quali mantengono “impregiudicati i diritti contro i coobbligati, i fideiussori del debitore e gli obbligati in via di regresso” (art. 184, L.F.). L’azione di responsabilità, infatti, aggredisce i singoli amministratori che rispondono ai creditori sociali “per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale” (art 2394 c.c.) e non hanno possibilità di rivalsa sulla società.

A differenza dell’azione sociale di responsabilità di cui all’articolo 2392 c.c., l’azione spettante ai creditori sociali ai sensi dell’art. 2394 c.c. ha natura autonoma e costituisce conseguenza dell’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale, la cui natura extracontrattuale presuppone l’assenza di un preesistente vincolo obbligatorio tra le parti ed un comportamento dell’amministratore funzionale ad una diminuzione del patrimonio sociale di entità tale da rendere lo stesso inidoneo per difetto ad assolvere la sua funzione di garanzia generica (art. 2740 c.c.), con conseguente diritto nonché interesse del creditore sociale di ottenere, a titolo di risarcimento, l’equivalente della prestazione che la società non è più in grado di compiere, anche qualora si instauri una procedura di concordato preventivo (Cfr. Tribunale Roma 09 novembre 2014).

Il Tribunale precisa, infine, che le azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori di una società di capitali previste dagli artt. 2393 e 2394 c.c., pur essendo tra loro distinte, in caso di fallimento dell’ente confluiscono nell’unica azione di responsabilità, esercitabile da parte del curatore ai sensi dell’art. 146 Legge Fallimentare, la quale, assumendo contenuto inscindibile e connotazione autonoma rispetto alle prime – attesa la “ratio” ad essa sottostante, identificabile nella destinazione, impressa all’azione, di strumento di reintegrazione del patrimonio sociale, unitariamente considerato a garanzia sia degli stessi soci che dei creditori sociali – implica una modifica della legittimazione attiva di quelle azioni, ma non ne muta i presupposti (Cfr. Corte di Cassazione. n. 10378/2012).

Tuttavia, l’art. 2394-bis c.c. non include il concordato preventivo tra le procedure che spogliano gli organi sociali della propria capacità processuale e, dunque, il singolo creditore conserva pieno titolo per esperire l’azione di responsabilità di cui all’art. 2394 c.c., anche una volta avviata la procedura di concordato preventivo.

3 settembre 2015

Davide Manzo – d.manzo@lascalaw.com

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