Persone e Famiglia

L’avvocato è tenuto all’assegno di divorzio in favore della moglie professionista che per anni lo ha aiutato nello studio

La Corte d’Appello di Ancona con sentenza n. 563/2012 si è così pronunciata in relazione al ricorso proposto dal titolare di uno studio legale avverso la decisione del Tribunal di Pesaro, che ha sia riconosciuto il diritto della moglie professionista all’assegno divorzile ed alla casa coniugale, sia stabilito il mantenimento delle figlie maggiorenni non economicamente autosufficienti.

In particolare, quanto all’assegno di divorzio, la Corte ha rilevato che la donna, seppur commercialista, svolgeva la propria attività prevalentemente presso lo studio legale del marito, pertanto, a seguito della separazione si è trovata senza un luogo dove poter lavorare e, soprattutto, senza clienti; inoltre, a causa dell’età, non è riuscita neanche a reintegrarsi nel mondo del lavoro.

L’assegno di divorzio, ha precisato la Corte, deve essere corrisposto al coniuge richiedente quando sia necessario “per la conservazione di un tenore di vita analogo a quello mantenuto in costanza di matrimonio, intendendo per tale quello che i coniugi tenevano, o avrebbero dovuto tenere in base ai loro redditi.” “(…) A tal fine, il tenore di vita precedente deve desumersi dalle potenzialità  economiche dei coniugi, ossia dall’ammontare complessivo dei loro redditi e dalle loro disponibilità patrimoniali”.

Orbene, nel caso di specie, è emerso, in corso di giudizio, una notevole differenza reddituale e patrimoniale dei coniugi, poiché l’ex marito svolge la professione di avvocato ed ha un buon reddito, nonché è proprietario di immobili, mentre la ex moglie si trova nell’impossibilità di disporre di mezzi adeguati al mantenimento di un tenore di vita decoroso ed analogo a quello avuto in costanza di matrimonio.

Sulla base di tali circostanze, pertanto, la Corte ha confermato la decisione del Tribunale di Pesaro di riconoscere il diritto della donna a ricevere mensilmente dall’ex marito una determinata somma di danaro, prevedendo altresì la decorrenza dell’assegno divorzile dalla data della domanda e non dalla sentenza di divorzio.

Anche per quanto riguarda il mantenimento delle figlie, la Corte d’Appello ha affermato che, il dovere al mantenimento  dei figli, gravante sul genitore separato, non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età di quest’ultimi, ma perdura finché il genitore non dia la prova che il figlio ha raggiunto un’effettiva indipendenza economica.

Dunque, nel caso specie, la Corte ha rilevato che nessuna delle due figlie è in grado di mantenersi autonomamente in assenza di elargizione di danaro da parte del padre, in quanto una è studentessa universitaria, l’altra, seppur biologa, non risulta svolgere attività lavorativa tale da comportare l’autosufficienza economica e, di guisa, tale da escludere l’obbligo al mantenimento.

Ulteriormente rigettato anche il motivo dell’appello con cui l’uomo deduce la carenza dei presupposti per l’assegnazione della casa coniugale alla ex moglie, in quanto, a suo dire, le figlie non sono più conviventi con quest’ultima.

La Corte, anche in tal caso, ha confermato la decisione del Tribunale di Pesaro, sostenendo che la figlia più piccola vive in altra città solo perché legata ad impegni universitari, facendo la stessa ritorno presso la casa coniugale nei giorni di festività, dimostrando pertanto “un ragionevole bisogno di conservare “l’habitat” domestico, inteso come il centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini in cui si esprime e si articola la vita della famiglia”.

(Tiziana Francolino – t.francolino@lascalaw.com)

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