Notifica all’avvocato…se mi cancelli non vale

L’avviso di ricevimento perfeziona la notifica a mezzo posta

L’orientamento ormai costante della giurisprudenza di merito, ha nuovamente confermato con la sent. 3369/17, depositata lo scorso 8 Febbraio, che il perfezionamento della notifica di un atto giudiziario si compie ed è dimostrabile nei confronti della controparte, solo con la produzione in giudizio dell’avviso di ricevimento.

I servizi di notificazione degli atti giudiziari, infatti – per espressa previsione dell’art. 4, comma 1, lett. a) del D.Lgs. 22 luglio 1999, n. 261, emanato in attuazione della direttiva 97/67/CE – sono affidati al fornitore dei servizi postali, ma trova applicazione la disciplina relativa alla raccomandata con avviso di ricevimento prevista dalle disposizioni concernenti il servizio postale ordinario per la consegna dei plichi raccomandati, quando si ricorra alla notifica a mezzo posta. Quindi è l’avviso di ricevimento che costituisce valida prova dell’avvenuta notificazione.

Nondimeno, posto che la data del timbro postale sulla busta del plico non corrisponde a quella dell’effettivo recapito al destinatario quanto piuttosto a quella di smistamento presso l’ufficio postale, «l’unico documento attestante la consegna a questi e la sua data è [… ] l’avviso di ricevimento della raccomandata, la cui produzione in giudizio è onere che grava sulla parte notificante» (Cass. civ. Sez. II, 09-07-2009, n. 16184, Cass. civ. Sez. V, 22-07-2009, n. 17066).

La mancata produzione in giudizio dell’avviso di ricevimento, quindi, comporta l’inammissibilità dell’atto notificato (come confermato da Cass. civ. Sez. V, 11-09-2013, n. 20787 e Cass. civ. Sez. Unite Sent., 14-01-2008, n. 627, nonce già Cass. civ. Sez. Unite, 27-02-1990, n. 1487).

D’altro canto, resta ferma il principio del doppio termine della notificazione, secondo cui per il destinatario «la notifica si perfeziona soltanto alla data di ricezione dell’atto, attestata dall’avviso di ricevimento del plico postale che lo contiene» (Cass. civ. Sez. III, 01-04-2004, n. 6402 e Cass. civ. Sez. lavoro, 03-09-2003, n. 12834).

Barbara Maltese – b.maltese@lascalaw.com

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