A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

L’avvertimento sul sovraindebitamento? Non è indispensabile

In un recente arresto, il Tribunale di Reggio Calabria ha chiarito come non tutte le prescrizioni formali dell’art. 480 c.p.c. conducano ad una dichiarazione di nullità dell’atto di precetto.

Difatti, nel caso in esame, i ricorrenti avevano instaurato un giudizio di opposizione a precetto a loro notificato sulla base di varie eccezioni (formali), tra cui quella secondo cui l’atto notificato non contenesse l’avvertimento relativo alla possibilità di concludere un accordo transattivo con il creditore, secondo la previsione dell’art. 480, comma II c.p.c.

Nell’analisi dell’eccezione, il Tribunale adito è partito dall’evidenziare che lo scopo dell’atto di precetto è quello di essere un atto di intimazione “ad adempiere ad una determinata obbligazione, al fine di evitare l’esecuzione forzata ed il relativo aggravio di spese“.

Secondo il Tribunale, questa deve essere la premessa necessaria e fondamentale per analizzare se la violazione di uno dei requisiti formali dell’art. 480 c.p.c. possa portare o meno alla nullità dell’atto di precetto.

In particolare, ci si interroga se la mancanza dell’avvertimento al debitore circa la possibilità di concludere un accordo di composizione della crisi o proporre un piano del consumatore impedisca, di fatto, all’atto di precetto di giungere al suo scopo (ovverosia l’intimazione ad adempiere entro un certo termine, pena l’instaurazione di una procedura esecutiva per il recupero coattivo di quanto dovuto).

In linea con la giurisprudenza di merito maggioritaria, la risposta del Giudice è stata negativa: “il mancato avvertimento sul sovraindebitamento non integra un requisito formale indispensabile per il raggiungimento dello scopo connesso all’atto di precetto, non essendo l’accesso alle procedure di sovraindebitamento impedito dal compimento di determinati atti esecutivi, né richiede forme particolari”.

Difatti, aggiunge il Tribunale, il debitore “non corre il rischio di incorrere in preclusioni o decadenze di sorta determinate dall’inizio e dallo svolgimento dell’esecuzione forzata singolare”.

Pertanto, alla luce di queste argomentazioni, il Tribunale reggino ha rigettato l’eccezione analizzata e ha confermato come pienamente valido ed efficace l’atto di precetto notificato.

Trib. Reggio Calabria, Sez. Lav, 16 settembre 2020, n. 775

Tommaso Molteni –  t.molteni@lascalaw.com

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