Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

Lavorare in smart da un paradiso tropicale

Terzo articolo della mini-serie “Lo smat working è già il futuro“, in cui analizziamo le nuove modalità di lavoro e proviamo a delineare prospettive, esigenze e nuove condizioni di lavoro. Clicca qui per leggere la prima parte e qui per la seconda parte.

Quando il fuso orario non è un problema ma, anzi, una opportunità.

Chi non sognerebbe di poter vivere e lavorare in un luogo da sogno come le Seychelles?

Un sogno che diventa realtà a patto che il lavoratore venga reso effettivamente autonomo nell’organizzazione della propria giornata lavorativa.

A questo devono aver pensato i governanti dell’Arcipelago dell’Oceano Indiano quando, qualche settimana fa, hanno lanciato al mondo intero la loro proposta per ripartire dopo il lockdown: agevolare quei turisti che decidono di prolungare il loro soggiorno oltre i 30 giorni, mettendo loro a disposizione postazioni da cui lavorare come se si trovassero nel loro ufficio.

Nella precedente puntata di questa serie abbiamo analizzato la commistione tra tempo di lavoro e tempo di svago che l’introduzione del lavoro agile sta mettendo a disposizione di quanti, in Italia, vogliano adottare questa modalità.

Oggi vogliamo portare quelle considerazioni al di fuori dei nostri confini, analizzando le conseguenze che il lavoro da e con Paesi situati in fusi orari molto distanti dal nostro possono comportare per le imprese e i lavoratori.

Quale rilevanza assume il fuso orario nei rapporti di lavoro?

L’operatività con fusi orari differenti è un fenomeno che le aziende italiane conoscono bene già da tempo.

In particolar modo tutte quelle aziende che hanno business unit e centri di interesse all’estero, per non parlare poi delle multinazionali.

La ricezione di telefonate, sms in chat aziendali, e-mail al di fuori dell’orario di lavoro o durante le ferie è spesso all’ordine del giorno per i lavoratori che intrattengono rapporti con clienti e/o fornitori esteri.

La ragione è semplice: assicurare la migliore produttività aziendale comporta, di fatto, per il lavoratore una reperibilità continua.

Quali gli interessi in gioco?

Due gli interessi sottesi alla situazione in esame: quello del datore di lavoro, il quale ha interesse ad incentivare una rapida comunicazione al fine di favorire il proprio business; e quello dei lavoratori, alla ricerca di maggiori tutele per salvaguardare il proprio tempo libero ed il proprio benessere psicofisico.

Quali sono le soluzioni adottate dalle aziende?

Aziende che sono attrezzate a fronteggiare situazioni di questo genere hanno già provveduto da tempo ad adottare misure tecniche volte a tutelare il tempo libero dei lavoratori.

Si pensi, ad esempio, alle modalità automatiche di consegna ritardata delle e-mail, le quali giungono all’indirizzo del destinatario solo durante l’orario lavorativo; oppure ancora alle policy aziendali grazie alle quali non si è più tenuti a rispondere alle e-mail dopo una determinata fascia oraria.

Si tratti di piccoli ma efficaci accorgimenti che consentono di evitare che la ricezione di e-mail durante l’orario notturno o comunque in orario extra-lavorativo induca il lavoratore a sentirsi “in dovere” di rispondere.

Tuttavia, le soluzioni tecniche possono fornire solo in parte una soluzione a questi problemi, in quanto l’utilizzo sempre più massiccio del lavoro da remoto rischia di aggiungere una ulteriore variabile al problema in esame.

Come conciliare il lavoro con fusi orari diversi e lo smart working?

Non possiamo esimerci dall’analizzare in questa sede alcuni degli effetti che interesseranno le aziende, operanti a livello globale, di fronte all’incrementarsi dello smart working. Facciamo l’esempio dell’azienda x, che vende i propri prodotti ad imprese cinesi.

Il fuso orario è reso ancor più esteso dal fatto che il responsabile delle vendite in Italia è in smart working alle Canarie, dove il fuso orario con la Cina è di ben 8 ore.

Pertanto, la e-mail inviata alle ore 15 dal cliente cinese arriverà al responsabile delle vendite quando alle Canarie saranno le ore 23.

Quella che sembrava essere una vita da sogno rischia di trasformarsi in un incubo…

In un simile caso la rapidità delle comunicazioni troverebbe un impedimento nel più esteso fuso orario derivante dalla collocazione dello smart worker, a meno che il lavoratore non sacrifici il proprio benessere per rispondere alla e-mail.

Situazione molto nota a tanti lavoratori.

Quali potrebbero essere le soluzioni da adottare per risolvere la problematica in esame?

Se l’introduzione dello smart working porterà ad un reale cambiamento della concezione del lavoro – ovvero un lavoro basato sul conseguimento degli obiettivi con organizzazione autonoma dei tempi di lavoro – allora il dipendente potrà decidere, nell’ambito della propria autonomia gestionale, di rispondere ad una e-mail ricevuta alle sei del mattino o ad una chiamata alle 11 di sera. Ovunque egli si trovi.

Questo potrà significare che i lavoratori saranno liberi di decidere quando azionare il proprio diritto alla disconnessione, con totale libertà in termini organizzativi.

Pertanto, una semplice comunicazione via e-mail tra lavoratori siti in Continenti differenti è in grado di far emergere una problematica di non poco conto.

La soluzione al problema non è univoca, tutto dipenderà dall’evolversi della concezione del lavoro e dalle policy che l’azienda intenderà adottare.

Sarà interessate partecipare a questo processo di cambiamento, nel quale entrambi gli attori, aziende e lavoratori, avranno un ruolo chiave nella individuazione di un modello organizzativo che ponga sullo stesso piano il business e la flessibilità dell’orario di lavoro dello smart worker.

Jessica Silla – j.silla@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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