Notifica all’avvocato…se mi cancelli non vale

Quando l’atteggiamento materno impedisce l’annullamento del finanziamento?

E’ questa la domanda alla quale ha dovuto rispondere il Tribunale di Torino, il quale, con sentenza n. 2567/2016 emessa solo qualche giorno fa, è intervenuto sul punto al termine di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo promosso nei confronti di una della società finanziarie assistite dal nostro studio.
Nel caso di specie, il giudizio di opposizione era volto ad ottenere l’annullamento del contratto di finanziamento in ragione dell’asserito stato di incapacità naturale della madre al momento dell’assunzione dell’obbligo di garanzia nei confronti del figlio, il quale aveva sottoscritto in contratto in qualità di obbligato principale.
Più in particolare, la madre (garante) era stata, dapprima sottoposta ad un procedimento di interdizione – che però era stato rigettato per carenza dei presupposti – e successivamente ad una procedura per la nomina di un amministratore di sostegno.
In tale ultimo contesto, peraltro, venivano sottoscritti sia il contratto di finanziamento che la relativa obbligazione di garanzia, i quali, a parere del Tribunale torinese, non potevano essere annullati, poiché non si può ritenere “in modo automatico ed aprioristico, che l’accertamento dei presupposti per l’amministrazione di sostegno coincidano con quelli di cui all’art. 428 c.c. e cioè con uno stato di incapacità naturale”.
E ciò, precisa il Tribunale, soprattutto in ragione del fatto che nel caso di specie era emerso che l’attrice, al momento della stipula del contratto, pur affetta da uno stato di debilità mentale, era, tuttavia, mossa da quell’atteggiamento “materno di voler aiutare il figlio” e quindi dalla piena consapevolezza che la sottoscrizione del contratto avrebbe comportato “l’assunzione dell’obbligo di garanzia”.
Di talché, conclude il magistrato torinese, “non è possibile ravvisare elementi utili e tali da poter ritenere che al momento della stipula del contratto la sig.ra [….] fosse incapace di intendere e di volere, ragion per cui non si ravvisano i presupposti di annullabilità del contratto ai sensi dell’art. 428 c.c.”.

Tribu. Torino, 5 maggio 2016, n. 2567 (leggi la sentenza)

Iliza Uglianoi.ugliano@lascalaw.com

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