L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

Il ruolo e la funzione del preventivo nell’ambito dell’attività dell’avvocato è, da sempre, al centro dell’attenzione giurisprudenziale. Il tema è stato oggetto dell’interessante pronuncia oggi in commento, resa dal Tribunale di Verona, Sez. III Civile, del 17 luglio scorso, la quale torna a far riflettere su alcuni punti spesso dibattuti.

Un avvocato aveva agito per ottenere la condanna dell’ex cliente al pagamento di un importo di circa 300.000 euro a titolo di compensi per due distinte attività di assistenza stragiudiziale svolte in suo favore.
L’ex cliente negava di dovere alcunché contestando, innanzitutto, di non aver ricevuto il preventivo da parte dell’avvocato per l’incarico di assistenza stragiudiziale. In via subordinata, quest’ultimo chiedeva poi al giudice, di “rideterminare” il compenso dovuto al professionista.
Il Tribunale ha concluso che “entrambe le difese sono macroscopicamente infondate”, spiegandone chiaramente le ragioni.

La consegna al cliente di un preventivo scritto di massima della spesa che lo stesso dovrà sostenere per l’incarico al professionista legale è necessaria, ai sensi dell’art. 13, comma 5, l. n. 247/2012, come modificato dall’art. 141, comma 6, lett. d), l. n. 124/2017, a far data dal 29/08/2017, al fine di assolvere all’obbligo informativo relativo, ma “solo qualora tra cliente e professionista non si sia concluso un contratto scritto”. Nel caso sottoposto all’esame del Tribunale di Verona, sebbene il preventivo non fosse stato consegnato al cliente, agli atti di causa vi era l’accettazione, per iscritto, da parte di quest’ultimo del compenso professionale richiesto da parte dell’avvocato.

Per tale ragione la prima eccezione mossa dall’ex cliente veniva considerata infondata.

Lo stesso dicasi per la domanda, in via subordinata, di rideterminazione del compenso in favore dell’avvocato. Il Tribunale di Verona, infatti, “ha escluso che il giudice possa rideterminare l’entità del compenso che sia stato pattuito dalle parti”, rifacendosi ad una recente pronuncia della Cassazione secondo cui “in tema di compensi spettanti ai prestatori d’opera intellettuale, l’art. 2233 c.c. pone una gerarchia di carattere preferenziale, indicando in primo luogo l’accordo delle parti ed in via soltanto subordinata le tariffe professionali, ovvero gli usi; le pattuizioni tra le parti risultano dunque preminenti su ogni altro criterio di liquidazione ed il compenso va determinato in base alla tariffa ed adeguato all’importanza dell’opera soltanto in mancanza di convenzione” (cfr. Cass. Civ., Sez. II, ord. del 10/10/2018, n. 25054).

Tribunale di Verona, ordinanza 17 luglio 2019

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

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