Attento a come quereli, il falso va provato!

Contributo unificato: lascio o raddoppio

Con ordinanza n. 24081 emessa in data 3 ottobre 2018, la Suprema Corte si è pronunciata nuovamente in tema pagamento del contributo unificato e del raddoppio del versamento dello stesso, nel caso in cui il procedimento per cassazione si concluda con l’integrale conferma della sentenza impugnata oppure con l’ordinaria dichiarazione di inammissibilità del ricorso.

Il meccanismo sanzionatorio del raddoppio del contributo unificato di cui all’art. 13 comma 1 quater del DPR 115 del 2002 non è applicabile nel caso in cui il ricorso per cassazione sia stato dichiarato inammissibile per cessazione sopravvenuta della materia del contendere.

La cessazione della materia del contendere determina la caducazione di tutte le statuizioni che sono state pronunciate nei precedenti gradi di giudizio e non passate in cosa giudicata; a tal fine diviene del tutto irrilevante l’eventuale successiva valutazione della virtuale fondatezza o meno del ricorso che ha esclusivo rilievo solo per quanto concerne la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

Secondo la giurisprudenza la funzione della disposizione di cui al DPR 115/2002 è quella di scoraggiare le impugnazioni dilatorie e pretestuose.

L’indirizzo giurisprudenziale sopra esposto si pone in linea con gli orientamenti della Cassazione degli ultimi anni (per tutte Cassazione 3711 del 25 febbraio 2016), in base al quale la sanzione del raddoppio del contributo unificato è da ricollegarsi all’esito oggettivo dell’impugnazione, vale a dire agli effetti concreti da ricondurre al provvedimento emanato e che definisce l’impugnazione ed è impugnabile solo laddove l’impugnazione si concluda con la integrale conferma senza alcuna modifica della statuizione impugnata.

Cass., Sez. II Civ., 3 ottobre 2018, ordinanza n. 24081

Andrea Asnaghi – a.asnaghi@lascalaw.com

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