La costituzione del supercondominio è automatica

Lasci il lavoro? L’ex coniuge non ti deve l’assegno

Negli ultimi anni sono state molteplici le pronunce che hanno limato la portata estensiva dell’assegno di divorzio, spazzando via il criterio del “tenore di vita” tenuto in costanza di matrimonio. In linea con tale, ormai consolidato, orientamento, con la recentissima ordinanza n. 26594/2019, depositata il 18 ottobre, la Cassazione ha ulteriormente delimitato i confini dell’obbligo di solidarietà post-coniugale stabilendo che laddove l’impossibilità dell’ex coniuge di procurarsi i mezzi adeguati al proprio sostentamento dipenda da libere scelte e condotte, non determinate da incapacità lavorativa o da fattori esterni alla volontà, l’assegno di divorzio non è dovuto.

Nel caso in esame una donna, in favore della quale era stato riconosciuto un assegno divorzile dell’ammontare di duecento euro, aveva chiesto un aumento del contributo dopo aver deciso di lasciare il lavoro e di cambiare città per trasferirsi dai suoi genitori, rimanendo così priva di reddito.  Ebbene, a detta della Cassazione il conseguente, intenzionale, stato di bisogno non giustifica il diritto a percepire l’assegno divorzile da parte dell’ex marito.

Ripercorrendo i più recenti indirizzi interpretativi, la Cassazione torna infatti a ribadire che sebbene, ai sensi dell’art. 5, comma VI, della legge 898/1970, l’assegno di divorzio abbia una funzione assistenziale, perequativa e compensativa, l’accertamento circa l’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge richiedente deve necessariamente ancorarsi a ragioni oggettive che determinino l’impossibilità di procurarseli. Invero, l’assegno di divorzio non è finalizzato alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale bensì “al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi e in particolare al riconoscimento delle aspettative professionali sacrificate per dedicarsi alla cura della famiglia”. Riconoscimento, dunque, che nulla ha a che vedere con le necessità di colui che, volontariamente, decide di abbandonare l’occupazione, rinunciando ad un reddito fisso.

Sulla scorta di tale argomentazione, la Cassazione ha dunque confermato la revoca dell’assegno di divorzio precedentemente disposta dalla Corte di appello territorialmente competente.

Per un ulteriore approfondimento, il tema è stato trattato anche in “Assegno divorzile e onere probatorio”, in “Assegno divorzile: sulla strada per una nuova equità” e in “Assegno divorzile, escluso in caso di inerzia nella ricerca di un lavoro

Cassazione, Sez. VI Civile – 1, 18 ottobre 2019, ordinanza n. 26594

Federica Vitucci – f.vitucci@lascalaw.com

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