L’arte di transigere

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 32109/19, depositata il 9 dicembre, ha evidenziato il seguente principio: se la transazione novativa, avente ad oggetto il rapporto obbligatorio dedotto in giudizio, contiene l’espressa pattuizione del “diritto delle parti alla risoluzione per inadempimento della transazione medesima”, tale clausola impedisce l’estinzione immediata del rapporto originario e lo tiene in stato di quiescenza sino all’effettivo adempimento della transazione novativa.

Vale la pena precisare, preliminarmente, che la transazione può dirsi “novativa” se costituisce una nuova fonte del rapporto giuridico tra le parti, prevedendo in capo a ciascuna di esse obbligazioni diverse da quelle derivanti dal rapporto litigioso originario.

L’istituto novativo si distingue così dalla transazione “pura e semplice”, con cui le parti, con reciproche concessioni, pongono fine ad una lite già iniziata o ne prevengono un’eventuale insorgenza.

La controversia trae origine da un preliminare stipulato il 1/12/2001 tra la società promittente venditrice ed il promissario acquirente, avente ad oggetto un complesso immobiliare che, nelle more del definitivo, sarebbe stato gestito da una società terza.

Insorto un contrasto giudiziale sull’adempimento e la risoluzione del preliminare, il 13/10/2011 interveniva tra le parti una transazione che prevedeva la cessione delle quote della società promittente venditrice anziché dell’immobile in sua proprietà.

La Corte d’Appello, successivamente adita dal promissario acquirente, dichiarava cessata la materia del contendere proprio in ragione della natura novativa di tale transazione.

Avverso tale decisione la promittente venditrice ha proposto ricorso in Cassazione.

In linea generale, la transazione novativa stipulata tra le parti in causa e avente ad oggetto il rapporto obbligatorio dedotto in giudizio, determina la cessazione della materia del contendere, appunto per l’effetto estintivo che essa ordinariamente dispiega sul rapporto originario.

Quand’anche la transazione abbia carattere novativo, tuttavia, cioè quand’anche essa obiettivamente sostituisca al precedente un nuovo rapporto obbligatorio non può il giudice far da essa discendere la declaratoria di cessazione della materia del contendere sul rapporto originario, ove le parti abbiano espressamente stipulato il diritto alla risoluzione, a norma dell’inciso finale dell’art. 1976 c.c..

Chiarito ciò, nel caso di specie, a parere della Suprema Corte, la Corte territoriale non avrebbe dato il giusto valore interpretativo alla clausola di transazione secondo cui “le parti espressamente convengono il diritto di ciascuna di esse di chiedere la risoluzione per inadempimento del presente contratto ai sensi dell’art. 1976 c.c., posto che tale patto di risolubilità ha l’effetto di tenere quiescente il rapporto originario, impedendone l’estinzione immediata, ad onta del carattere novativo della transazione”.

La transazione, inoltre, prevedeva anche una “clausola di salvezza” dei giudizi in corso, dei quali si prevedeva l’abbandono solo ad affettivo adempimento dei nuovi obblighi.

Per tali ragioni, il ricorso viene accolto e la sentenza cassata con rinvio alla Corte d’Appello per un nuovo esame, la quale, pertanto, dovrà uniformarsi al principio sopra espresso e qui approfondito.

Cass., Sez. II, 9 dicembre 2019, n. 32109

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

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