Crisi e procedure concorsuali

L’art. 2710 c.c. non trova applicazione nei confronti del curatore

Cass., 2 aprile 2012, Sez. I, n. 5261

Massima non ufficiale: “gli articoli 2709 e 2710 c.c., che conferiscono efficacia probatoria tra imprenditori, per i rapporti inerenti all’esercizio di impresa, ai libri regolarmente tenuti, non trovano applicazione nei confronti del curatore del fallimento, il quale agisca non in via di successione in un rapporto precedentemente facente capo al fallito, ma nella sua funzione di gestione del patrimonio di costui

Con sentenza del 2 aprile 2012 la Corte di Cassazione, nel pronunciarsi sul ricorso proposto da una banca, creditrice del Fallimento, avverso il decreto con il quale il Tribunale di Parma ha rigettato l’opposizione allo stato passivo ex art. 98 l.f., ha affrontato un’importante questione di diritto.

Con l’unico motivo di ricorso la banca aveva denunciato violazione e falsa applicazione degli artt. 1366, 1832, 2704 e 2710 c.c. e dell’art. 45 l.f. e dei principi generali in tema di opponibilità degli atti al fallimento da parte del Tribunale di Parma, in considerazione del fatto che questi – pur richiamando il dettato dell’art. 2710 c.c.- aveva sostenuto l’irrilevanza della documentazione prodotta dalla banca (il contratto di apertura del conto, gli estratti conto e il certificato notarile del saldo debitore).

Secondo la Suprema Corte il Tribunale ha correttamente ritenuto l’infondatezza dell’opposizione promossa dalla creditrice, proprio per il fatto che, da un lato, l’art. 2710 c.c. non troverebbe applicazione nei confronti della curatela e, dall’altro, la banca non avrebbe assolto all’onere “di dare piena prova del suo credito, attraverso la documentazione relativa alle singole operazioni poste in essere nello svolgimento del conto, che, ai sensi dell’art. 119, Legge Bancaria (Cass., sent. n. 6465 del 9 maggio 2001)”.

Tale decisione, infatti, è conforme all’insegnamento per il quale gli articoli 2709 e 2710 c.c., che conferiscono efficacia probatoria alle scritture contabili tra imprenditori per i rapporti inerenti all’esercizio di impresa non trovano applicazione nei confronti del curatore fallimentare, il quale agisca non in via di successione in un rapporto già di titolarità del fallito, ma nella sua funzione di “amministratore” del patrimonio di costui. Di talchè il Curatore non può essere annoverato tra i soggetti considerati dalle norme in questione, operanti solo tra imprenditori che assumono la qualità di controparti nei rapporti di impresa.

(Martina Pedrazzoli – m.pedrazzoli@lascalaw.com)

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

Il Tribunale di Marsala, chiamato a pronunciarsi in merito ad un giudizio di opposizione allo stato ...

Crisi e procedure concorsuali

Sempre caldo è il tema dell’entrata in vigore del nuovo codice della crisi e dell’insolvenza. ...

Crisi e procedure concorsuali

Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Nel caso in cui il sovraindebitato modifichi sostanzialmente il piano dei pagamenti approvato con il...

Crisi e procedure concorsuali

X