Collegio Sindacale: non indugiare, agisci!

L’applicazione analogica del divieto di concorrenza ex art. 2557 c.c.

Il codice civile prevede una norma specifica a tutela dell’acquirente di un’azienda (o di un ramo della stessa) rispetto al cedente che, in seguito al perfezionamento dell’operazione, si vedrà impedita la conduzione di attività in concorrenza, per un periodo massimo di cinque anni dall’intervenuta cessione.

Tale divieto si applica automaticamente nel caso in cui le parti nulla abbiano previsto a tal riguardo, in quanto effetto naturale del contratto di cessione d’azienda nonché esemplificazione del principio di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto di cui all’art. 1375 c.c..

Lo stesso divieto però, non essendo posto a tutela di un interesse pubblico bensì del solo contraente che acquista l’azienda, può essere modificato dalle parti, sino ad escluderlo:

A tale proposito questa Corte ha ulteriormente precisato che il divieto di concorrenza posto dall’art. 2557 c.c., comma 1, a carico del cedente non persegue un interesse pubblico ma è volto unicamente a tutelare il cessionario dell’azienda dal tentativo del cedente di sviare la clientela attraverso la prosecuzione da parte di quest’ultimo della stessa attività che ha formato oggetto della cessione. Trattasi pertanto di una norma di natura dispositiva in cui l’obbligo previsto assume carattere contrattuale ed è, come tale, derogabile dalle parti mediante un patto da cui risulti non una mera tolleranza del cessionario ma l’effettiva volontà delle parti di consentire al cedente lo svolgimento della stessa attività commerciale nonostante per la sua ubicazione si ponga inevitabilmente in concorrenza con quella del cessionario. (Cass. 10062/08)” (Cass. Civ., sez. I, 05/02/2010 n. 2689).

La norma in esame pone espressamente il divieto a tutela di un’operazione di cessione d’azienda; ciò nondimeno, la giurisprudenza e la dottrina consolidate in merito ritengono che proprio la natura non eccezionale della norma ne permetta l’applicazione in via analogica in tutti i casi di trasferimento della titolarità dell’azienda (ex multis, Cassazione civile sez. I, 20 marzo 2009 n. 6865: “Il divieto quinquennale di concorrenza disposto dall’art. 2557 c.c. si applica non solo al caso dell’alienazione dell’azienda in senso tecnico ma anche a tutte le altre ipotesi in cui si verifica la sostituzione di un imprenditore all’altro nell’esercizio dell’impresa; è compresa l’ipotesi di cessione di sole quote sociali, se il cambio al vertice è la conseguenza diretta della volontà delle parti.”).

Per le medesime ragioni interpretative di cui sopra, l’art. 2557 c.c. potrà trovare applicazione anche nell’ipotesi in cui un’azienda (o un ramo d’azienda) sia oggetto di trasferimento in seguito ad un’operazione di scissione di società, in favore di una sola delle società risultanti dalla scissione (ex multis, Tribunale Catania, 15 giugno 2007) così come, in base alla posizione attualmente condivisa dalla Suprema Corte, all’ipotesi di cessione della partecipazione sociale di controllo; quest’ultima operazione, pur non essendo qualificabile come cessione d’azienda, ne determina infatti medesimi effetti pratici, ovvero di circolazione del complesso aziendale (ex multis, Cass. Civ., sentenza n. 14471 del 25 giugno 2014).

Giulia Buzzetti g.buzzetti@lascalaw.com

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