La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

L’anticipazione su ricevute bancarie regolate in conto corrente

La vigenza del contratto di anticipazione bancaria consente l’operatività del contratto per intero e, dunque, l’opponibilità alla società in concordato del patto di compensazione ivi previsto, ad eccezione del caso di sospensione di tali contratti ai sensi dell’art. 169bis L.F.

Tribunale di Bergamo, sentenza n. 3703 pubblicata il 20 dicembre 2016.

Con tale pronuncia, il Tribunale ha ritenuto fondate le difese svolte da questo Studio nell’interesse di una Banca cliente, così confermando il diritto di quest’ultima a trattenere, a deconto dell’esposizione derivante dal saldo di conto corrente, le somme pervenute successivamente al deposito della domanda di concordato della correntista.

Il caso: una società in concordato ha agito – dinanzi a detto Tribunale – per ottenere la restituzione delle somme incassate dalla Banca in epoca successiva al deposito del ricorso per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo.

L’importo richiesto dalla società attrice era relativo alle Riba dalla medesima presentate alla Banca, in relazione agli affidamenti da questa accordati alla prima, in epoca anteriore al deposito della domanda di concordato preventivo, ma con una scadenza successiva a tale data ed i cui incassi erano, pertanto, stati ricevuti dalla Banca in pendenza della procedura concordataria.

Secondo la prospettazione attorea, i pagamenti ricevuti dalla Banca dovevano ritenersi in violazione del principio della par conditio creditorum e, come tali, inefficaci e da restituire alla società per essere messi a disposizione dei creditori concordatari.

L’attrice ha fondato il proprio diritto ad ottenere il suddetto pagamento sulla base della inopponibilità della cessione di credito nei suoi confronti e della non operatività della compensazione secondo il disposto di cui all’art. 56 L.F.

L’inopponibilità trarrebbe fondamento dall’assenza di una prova di notifica o dell’accettazione della cessione del credito del debitore ceduto con data certa anteriore al deposito della domanda di concordato.

In relazione a tali censure, la convenuta ha rilevato sia la mancata pattuizione della necessità di forme di notifica al debitore ceduto del credito anticipato tramite lo sconto o con anticipazione, sia la previsione, nel contratto di conto corrente e nel rapporto di servizio portafoglio commerciale, dell’operatività della compensazione tra le varie voci.

A sostegno della propria argomentazione, la Banca ha richiamato sia la dottrina sulla qualificazione giuridica del contratto di conto corrente, inteso come mandato, sia la dottrina e la giurisprudenza sulla vigenza della clausola di compensazione pattizia e sulla continua operatività del contratto dopo l’ammissione alla procedura concorsuale.

Secondo l’organo giudicante e la più accreditata giurisprudenza di legittimità, la causa sottesa al contratto di conto corrente di corrispondenza implica un mandato generale conferito alla banca dal correntista al fine di eseguire e ricevere pagamenti, con autorizzazione a far affluire nel conto le somme così acquisite in esecuzione a tale mandato. Se allora il conto corrente implica un mandato e al conto corrente, come in tal caso, si affianca anche un contratto di anticipazione bancaria su effetti ceduti salvo buon fine o fido, è chiaro che la disciplina complessiva si componga sia di norme riconducibili al mandato, sia delle norme che disciplinano i singoli contratti ulteriormente stipulati.

Da tale premessa, il Tribunale di Bergamo è giunto, in primo luogo, ad escludere l’applicabilità della necessaria notifica al debitore ceduto della cessione ed, in secondo luogo, a ritenere sussistente la figura della compensazione impropria o del patto di annotazione ad elisione nel conto di partite di segno opposto.

Identico principio è rinvenibile in una recente pronuncia della Corte di Cassazione, la quale, con sentenza n. 3336 del 19 febbraio 2016, ha statuito che “in tema di anticipazione su ricevute bancarie regolate in conto corrente, qualora le operazioni siano compiute anteriormente all’ammissione del correntista alla procedura di amministrazione controllata, occorre accertare, nell’ipotesi in cui il fallimento – successivamente dichiarato – del medesimo agisca per la restituzione dell’importo delle ricevute incassate dalla banca, se la convenzione relativa a quella anticipazione contenga una clausola attributiva del diritto di “incamerare” le somme riscosse in favore della banca stessa (c.d. patto di compensazione o patto di annotazione ad elisione nel conto di partite di segno opposto).

Alla luce di quanto sopra esposto, la vigenza del contratto di anticipazione bancaria consente l’operatività del contratto per intero e, dunque, l’opponibilità alla società in concordato del patto di compensazione ivi previsto, ad eccezione del caso di sospensione di tali contratti ai sensi dell’art. 169bis L.F.

Giulia Ubertone – g.ubertone@lascalaw.com

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