Collegio Sindacale: non indugiare, agisci!

L’annullamento del contratto di acquisto di partecipazioni

Il difetto di qualità della cosa venduta, ai fini dell’annullamento per errore del contratto di partecipazioni sociali, deve attenere unicamente alla “qualità” dei diritti ed obblighi che – in concreto – la partecipazione sociale sia idonea ad attribuire, mentre non può riguardare il suo valore economico; esso, infatti, non attiene all’oggetto del contratto, ma alla sfera delle valutazioni motivazionali delle parti, e quindi può assumere rilievo giuridico solo ove siano state previste esplicite garanzie contrattuali circa la consistenza economica della partecipazione.

Il promittente venditore di quote sociali di una società operante nel settore della produzione di calcestruzzo aveva adito il Tribunale di Milano, affinché (i) accertasse l’inadempimento del promissario acquirente alle obbligazioni da questi assunte con riguardo al preliminare di cessione di quote e dunque (ii) emettesse sentenza che, ai sensi dell’art. 2392 c.c., producesse gli effetti del contratto definitivo non concluso, trasferendo così le quote sociali di proprietà dell’attore al convenuto e condannasse quest’ultimo al pagamento del corrispettivo di cessione ivi pattuito.

Il promissario acquirente, costituitosi in giudizio, aveva chiesto il rigetto delle domande attoree nonché proposto domanda riconvenzionale con cui chiedeva l’annullamento per errore del preliminare di cessione “essendo il convenuto incorso in errore nella valutazione dell’effettivo stato di sfruttamento delle cave al momento della sottoscrizione del contratto preliminare”.

Il Tribunale di Milano ha chiarito innanzitutto che la vendita di quote sociali o di azioni non ha ad oggetto il valore economico che si ritiene sotteso ad esse, bensì il complesso dei diritti e degli obblighi amministrativi e patrimoniali che fanno capo alla nozione di partecipazione sociale. Di conseguenza, la variazione in negativo del valore economico associato alle azioni o quote acquistate non può essere invocata come errore o difetto di qualità che giustifica l’applicazione degli artt. 1427 c.c. (che annovera l’errore tra le cause di annullamento) e 1497 c.c. (che annovera il difetto di qualità tra le cause di risoluzione del contratto).

Infatti “In tema di vendita di azioni o quote di società, poi, è stato ripetutamente affermato il principio secondo il quale la consistenza patrimoniale della società rileva solo in presenza di una specifica garanzia assunta dal cedente”: invero, la cessione delle azioni o delle quote di una società di capitali o di persone ha come oggetto “immediato” la partecipazione sociale e solo quale oggetto “mediato” la quota parte del patrimonio sociale che tale partecipazione rappresenta.

In altre parole, vi è differenza tra vendita dell’azione – cui consegue l’acquisto dello status di socio ed anche la misura della partecipazione del nuovo socio nella società –  e vendita dell’intero patrimonio o di singoli beni della società: solo in quest’ultimo caso, oggetto della vendita sono i beni della società (e, quindi, non possono non trovare applicazione le garanzie dovute dal venditore, con riferimento al patrimonio sociale); nella vendita di azioni, la disciplina giuridica, invece, si ferma all’oggetto immediato e, cioè all’azione oggetto del contratto, mentre non si estende alla consistenza od al valore del beni costituenti il patrimonio.

Tuttavia, non è da escludersi che le parti possano decidere di ricollegare espressamente il valore dell’azione al valore dichiarato del patrimonio sociale: per conseguire tale obiettivo sarà necessario pattuire un’autonoma clausola contrattuale mediante la quale rafforzare la posizione di garanzia assunta dal venditore in ordine alla consistenza economica della partecipazione.

Trib. Milano, 2 luglio 2020, n. 3852

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

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