L’amore può finire, ma i figli meritano rispetto!

La separazione è certamente un evento traumatico nella vita di una coppia, ma quando ci sono di mezzo anche dei figli la loro tutela deve prevalere in primis da un punto di vista affettivo, ma, precisa la I sezione civile della Cassazione, anche da un punto di vista economico.

La pronuncia della Suprema Corte trae origine da una separazione addebitata, sia in primo che in secondo grado di giudizio, esclusivamente al marito condannato non solo al mantenimento dei due figli adottivi della coppia, ma anche all’aumento del mantenimento dovuto alla moglie ed al versamento di 40mila euro ad entrambi i figli a titolo di risarcimento per i danni da trauma da abbandono a loro arrecati con le proprie condotte illecite come padre. Sul punto i Giudici di secondo grado chiariscono che «il ristoro economico ha natura esclusivamente non patrimoniale» ed è dovuto al fatto che «per i minori, adottati dai coniugi in tenera età, la separazione ha riacutizzato il trauma dell’abbandono, determinando una profonda sofferenza psichica e ponendo a grave rischio l’equilibrio futuro».

In sostanza per i giudici «il diritto al risarcimento è sorto dal vuoto emotivo, relazionale e sociale dettato dall’assenza paterna che si è concretizzato nella lesione del diritto costituzionale di vivere ed essere mantenuti ed educati da entrambi i genitori».

L’uomo non ci sta e presenta ricorso in Cassazione contestando al contempo il maggiore mantenimento dovuto alla moglie e il risarcimento destinato ai due figli. Ma la Suprema Corte è di tutt’altro avviso.

Per quanto concerne il contributo destinato alla donna i Giudici di terzo grado precisano che il fatto che l’attività lavorativa svolta in passato dalla stessa fosse strettamente connessa a quella del marito rende complesso il reperimento di una nuova occupazione e che, vista l’attuale situazione affettiva ed anagrafica della stessa, la sua odierna necessità è esclusivamente quella di occuparsi dell’anziana madre e dei due figli rimasti privi di una stabile figura paterna.

Quanto alla questione più importante, ovverosia quella del risarcimento destinato ai figli adottivi il padre basa la sua difesa sul fatto di non aver mai fatto mancare nulla ai figli minori e di essere stato ostacolato dalla moglie nella relazione con loro, lamentando inoltre che il danno “non risulta dimostrato su obiettivi criteri di scientificità e di carattere medico-legale, non risultando descritti neanche i sintomi della sofferenza che avrebbe colpito i minori”.

Dalla Cassazione ribattono però che in Appello è stata accertata la sofferenza inferta ai minori con puntuale accertamento anche sulla natura e sul contenuto del danno da loro subito. Nel caso di specie, peraltro, si tratta di minori con un particolare background di difficoltà in quanto cresciuti in orfanotrofio ed ai quali la separazione, dunque, ha riacutizzato il trauma dell’abbandono già subito da parte dei genitori naturali determinando una profonda crisi psicologica che ha reso necessaria per entrambi una terapia di sostegno volta ad evitare il rischio di vedere compromesso il loro futuro equilibrato sviluppo.

A rendere ancora più pesante la responsabilità dell’uomo è inoltre il traumatico allontanamento dai figli non solo in termini di distanza geografica, ma vieppiù di distanza affettiva in quanto l’uomo si è rapidamente creato un nuovo nucleo familiare con la nascita di un altro figlio, circostanza che ha rafforzato nei minori la consapevolezza dell’effettiva privazione della figura genitoriale maschile.

In sostanza, conclude la Corte confermando il quantum del risarcimento, la colpa dell’uomo è di aver anteposto le proprie scelte personali alla considerazione della fragilità dei figli adottivi e della precarietà dell’equilibrio affettivo da loro faticosamente raggiunto. E’ innegabile, quindi, “l’incidenza negativa sullo sviluppo psico-fisico dei due minori” delle azioni dell’uomo, che ha così arrecato ai due minorenni “un danno non patrimoniale individuato nella riproposizione di una situazione di abbandono, ancorché non equiparabile a quella di partenza ma comunque idonea a generare in loro una sofferenza non contingente”.

Insomma giustizia è fatta anche se 40mila Euro non valgono certamente l’amore incondizionato di un genitore naturale o adottivo che sia…

Cass., Sez. I, Ord., 2 aprile 2021, n. 9188

Simona Longoni – s.longoni@lascalaw.com

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