Ammissione allo stato passivo di un credito e domanda di ammissione tardiva dello stesso

Quando sia il curatore ad eccepire che la domanda di insinuazione si riferisce ad un credito già in precedenza ammesso, il relativo onere della prova incombe sul curatore stesso, trattandosi di fatto impeditivo dell’ammissione al concorso.

Cassazione civile sez. I del 20 luglio 2016 n. 14936

La Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, si è pronunciata sulla possibilità di presentare due diverse domande di insinuazione allo stato passivo aventi ad oggetto lo stesso credito.

Sul punto, la Corte ha dichiarato che, in forza del principio generale che riconosce il carattere giurisdizionale e decisorio del procedimento di verificazione del passivo, è esclusa la possibilità di presentare una duplice domanda di insinuazione, ordinaria e tardiva, di uno stesso credito.

Dovendosi infatti identificare il petitum della domanda nel diritto del creditore di partecipare al concorso per un credito di un determinato importo e avente un certo rango, una volta che il credito è stato ammesso allo stato passivo in via chirografaria e lo stato passivo non è stato impugnato, è preclusa la presentazione di una successiva domanda tardiva avente ad oggetto l’ammissione del medesimo credito ma con rango privilegiato.

La Corte inoltre, ha individuato il soggetto sul quale grava l’onere di dimostrare che la domanda di insinuazione al passivo si riferisce ad un credito già ammesso al concorso.

Nel caso in cui sia stato il curatore fallimentare, come nel caso di specie, ad eccepire che il credito di cui si chiedeva l’ammissione era già stato ammesso allo stato passivo, “l’onere della prova incombe sul medesimo curatore e non sul creditore concorsuale che aspira a divenire concorrente”.

Ciò in quanto il creditore è tenuto a provare solo i fatti costitutivi della sua pretesa mentre spetta al curatore dimostrare i fatti impeditivi dell’ammissione al concorso.

Giulia Camilli g.camilli@lascalaw.com

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