Crisi e procedure concorsuali

L’ammissibilità dell’impugnazione di cui all’art. 98 L.F. nel caso di omessa o tardiva notificazione.

Cass. Civ., sez. I, 1 ottobre 2015, n. 19653 (leggi la sentenza)

Con ricorso avanti alla Suprema Corte veniva impugnato il decreto emesso dal Tribunale di Napoli con il quale era stata dichiarata improcedibile l’opposizione allo stato passivo del fallimento, avendo i giudici del merito ritenuto che la tardiva notificazione al curatore del decreto di fissazione dell’udienza di trattazione rendesse improcedibile l’opposizione allo stato passivo, non potendo trovare applicazione l’art. 291 c.p.c..

L’art. 99 L.F., nello stabilire il procedimento per le impugnazione dello stato passivo di cui all’art. 98 L.F., fissa il termine ordinatorio entro il quale il ricorrente deve provvedere alla notifica del ricorso e del relativo decreto di fissazione dell’udienza nei confronti del curatore e di ogni eventuale controinteressato.

Si tratta di un termine che non ha natura perentoria, bensì ordinatoria, la cui inosservanza dovuta all’omessa notifica entro gli assegnati dieci giorni a decorrere dalla comunicazione del decreto non comporta l’inammissibilità dell’impugnazione (Cass. 04/12/2009, n. 25494).

Ciò in ragione del fatto che l’art. 99 L.F. non prevede alcuna sanzione per il caso in cui la notifica al curatore sia stata omessa o non sia stata eseguita entro il termine ordinatorio a tal fine assegnato. Tale sanzione, non soltanto non è prevista dalla legge, ma nemmeno potrà essere ricavata, in via interpretativa, in base al principio della ragionevole durata del processo, dovendosi evitare interpretazioni formalistiche delle norme processuali che limitino l’accesso delle parti alla tutela giurisdizionale fuori dai casi rigorosamente disciplinati dalla legge (cfr. Cass. 10/09/2014, n. 19018).

L’inosservanza del predetto termine perentorio, dovuta alla mancanza ovvero alla tardività della notificazione, “essendo quest’ultima esclusivamente funzionale all’instaurazione del contraddittorio”,  resta sanata se alla nuova udienza fissata dal giudice delegato l’opponente dimostri di aver provveduto all’adempimento prescritto nel termine a tal fine assegnatogli, ovvero qualora il curatore compaia all’udienza con conseguente svolgimento da parte sua dell’attività cui la notificazione è strumentale. Ciò in ragione di quanto dispone l’art. 156 c.p.c., per cui nessuna nullità può essere pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo cui era preordinato (cfr. Cass. 19/07/2010, n. 16815; Cass. 11/06/2003, n. 9349; Cass. 03/03/1999, n. 1763).

Ove, pertanto, il curatore ed i creditori controinteressati non si siano regolarmente costituiti in giudizio, in tal modo sanando, con effetto ex tunc, il vizio della notificazione, il giudice dovrà limitarsi ad assegnare al ricorrente un nuovo temine, questa volta perentorio, per la notificazione in virtù dell’applicazione analogica dell’art. 291 c.p.c..

12 ottobre 2015

Matilde Sciagata – m.sciagata@lascalaw.com

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